
Earl William Johns
(pseud. Captain WE Johns)
(Inghilterra)
Nato
a Bengeo, Hertfordshire, il 5 febbraio 1893. Morto il 21 giugno 1968.
Figlio di un sarto, nel gennaio
del 1905, ha frequentato la Hertford Grammar School. Non era uno studente
modello, come si rileva dal suo libro Biggles Goes to School (1951).
Nell'estate del 1907 fu per quattro anni apprendista geometra in una contea
comunale e nel 1912 fu nominato ispettore sanitario a Seaffhan nel Norfolk.
Dopo la morte del padre si arruolò nel Territorial Army e fu assegnato al King's
Own Royal Regiment.
Il reggimento.
fu mandato oltremare nel settembre del 1915. Combatté a Gallipoli, sul fronte
macedone e in Grecia. Ammalatosi di malaria, fu ricoverato in ospedale. Dopo la
malattia fu aggregato nel 1917 al Royal Flying Corps e inviato in Inghilterra a
Coley Park per l'addestramento al volo.
Il 1 ° aprile 1918, fu nominato
istruttore di volo presso Marske-by-the-Sea nel Cleveland e come tale rimase
fino all’agosto 1918, quando si trasferì sul fronte occidentale. Pilotò diversi
tipi di aerei e all’inizio del 1918 il suo de Havilland DHS fu abbattuto.
Catturato, rimase prigioniero fino alla fine della guerra.
Dopo la guerra rimase nella RAF
fino al 1927.
Durante gli anni passati
nell’esercito si dedicò alla scrittura di romanzi per adulti e per ragazzi.
Il primo romanzo, Mossyface,
fu pubblicato nel 1922. Johns diventò corrispondente di un giornale; nel marzo
de 1932 fondò la rivista “Popular Flying”, e fu su quelle pagine che, sotto lo
pseudonimo di Cap. WE Johns, apparve Biggles, il suo personaggio più popolare.
Durante la seconda guerra mondiale
il Ministero dell’Aeronautica si servì dei suoi libri a scopi propagandistici (
vedi Biggles & Co (1936) cui la trama ruota attorno ai preparativi
tedeschi per la conquista dell’Inghiterra e alla storia Biggles Air Commodore
(1937) che allude ai preparativi giapponesi per la conquista delle colonie
britanniche in Estremo Oriente.
Johns continuò a scrivere storie
per adulti e per ragazzi fino alla sua morte avvenuta nel 1968. In tutto, quasi
un centinaio di libri.
Fu uno dei pochi scrittori per
ragazzi di quel periodo e creò diversi personaggi tra cui Ginger Habblethwaite,
il capitano Lorrington, l’aviatrice Joan Worralson (che servì al Ministero
dell’Aeronautica per invogliare le giovani donne a aderire al Women’s Auxiliary
Air Force ) e l'astronauta pionieristico Cap.Timothy "Tiger" Clinton, che per
primo pilotò un razzo nello spazio nel 1954.
Tra la sua
produzione per l’infanzia sono da ricordare i libri: Champion of the man,
Sinistre Service, Comrades in arms, Adventure bound, Adventure Unlimited, Where
the golden Eagle soars, Adventures of the junior detection club.
FILATELIA
INGHILTERRA Anno
1994 (1743)
EBNER-ESCHENBACH MARIE von
(Austria)
Nata a Zdislavice, Moravia, il13 settembre 1830. Morta a Vienna il 12
marzo 1916.
Di nobile famiglia prima morava e poi viennese, baronessa, contessa Dubsky,
cerca sempre nelle sue opere di conciliare le due culture, tenendosi distaccata
dalla nobiltà asburgica di cui faceva parte. La decadenza della società
viennese viene abilmente descritta nel libro Le due contesse (1884). In
seguito, sotto l’insegnamento delle opere di Gogol e di Turgheniev tratta la
situazione degli artigiani e dei contadini, come si riscontra nei romanzi
Lotti l’orologiaio (1881) e Il figlio della comunità (1887).
Nell’ambientazione resta legata ai paesaggi della sua terra morava, sempre
presente nei romanzi Bozena (1885), Storie del castello e del
villaggio (1883-1886).
É una voce equilbrata nei primi fermenti nazionalistici che dovevano portare
alla disgregazione della compagine asburgica.
Il suo messaggio è contenuto per lo più negli Aforismi (1880), negli
scritti autobiografici. Arriva alla letteratura dopo un esordio di drammi di
scarso valore, tra i quali si salva Maria di Scozia.
Ebner lascia anche parabole, fiabe e poesie per bambini comprese nel volume
Parabeln, Märche, Gedichte (1892)
FILATELIA
GERMANIA 1980
(903)
Egner THORNbjØrn
(Norvegia)
Nasce il 12 dicembre 1912 a Oslo, e ivi
muore il 24 dicembre 1990
Cantautore, scrittore e illustratore di
libri per bambini. Lavora presso la radio norvegese occupandosi di trasmissioni
rivolte al mondo dell’infanzia. Scrive libri per bambini.
Nel 1979 ottiene il premio Cappelem
e altri riconoscimenti.Tra i suoi racconti sono da ricordare:
Karius e Baktus. Il toporagno
dell’albero. I vagabondi di Cardampon. Il commissario Bastiano.
Muore a Oslo nella notte dio Natale del 1990 per un attacco cardiaco.
FILATELIA
guarda
l'album
NORVEGIA 1984 (870/3)
(Germania)
Studia diritto e
filosofia a Halle e a Heidelberg e termina gli studi a Vienna. Nel 1813 combatte
i francesi nelle file prussiane, arruolandosi volontario.
Perso il castello
(1822) e il patrimonio, si guadagna da vivere come funzionario prussiano dal
1816 al 1844, anno in cui andò in pensione.
Muore a Neisse il
26 novembre 1857.
Cattolico e
romanticista fu uno dei poeti della restaurazione.
Esordisce in campo
letterario col romanzo Presentimento e presente (1815). Segue nel 1817
La statua di marmo, il racconto Dalla vita di un perdigiorno del
1826, che risulta essere l’opera più riuscita e I poeti e i loro compagni
(1834). Scrive anche commedie tra cui I pretendenti del 1833.
Collabora ad una
importante raccolta di poesia popolare Il corno magico del fanciullo,
assieme ad Arnim e Brentano.
Eichendorff fu
essenzialmente un lirico. Nei suoi Lieder, tra i più belli della
produzione tedesca, celebra la misteriosa armonia tra sentimento e natura, e ne
coglie le profonde implicazioni religiose.
GERMANIA DDR Anno
1957
(151),
1988
(fog 91), 1988 (1188)
ELIN
PELIN pseud. di Dimitar Ivanov Stovanov
(Bulgaria)
Nacque
l'8 luglio del.1877 a Bajlovo, nella provincia di Sofia. Fin da piccolo si
appassiona alla lettura e ancora ragazzo comincia a pubblicare racconti su
numerose riviste, raggiungendo a soli 20 anni una grande popolarità. Segue il
percorso comune a molti scrittori del suo tempo, iniziando come maestro
elementare nei villaggi, dove organizzava centri culturali e collaborava
attivamente a numerosi giornali e riviste letterarie; lui stesso è fondatore e
redattore di alcuni, fra cui "Selska razgovorka" (Chiacchierata contadina), "Balgaran"
(Bulgaraccio); cura inoltre l'edizione di alcuni periodici per bambini "Svetulka"
(Lucciola), "Pateka" (Sentiero). Completa gli studi durante un soggiorno in
Francia. Al suo ritorno occupa un posto di bibliotecario presso La Biblioteca
Nazionale di Sofia e conservatore presso La Casa-Museo di I.Vazov. Nel 1940
diviene Presidente dell'Unione degli scrittori bulgari.
Considerato il miglior
narratore e interprete della vita di campagna, creò una galleria di personaggi
indimenticabili, che entrarono ben presto a far parte nella coscienza nazionale.
Attento e affettuoso conoscitore dell'ambiente paesano, seppe ricrearlo
maestosamente nello spazio breve del racconto, che fu il suo genere prediletto.
Il maggior pregio delle sue opere è dovuto ad un realismo genuino, non privo di
note liriche, e al suo stile narrativo inconfondibile fatto di luce e colori.
Nei suoi personaggi si specchia l'essenza stessa della Bulgaria contadina e lo
spirito vitale del contadino bulgaro, pronto a sorridere ora bonario ora
burlesco, anche nei momenti più difficili e tristi.
Oltre ai numerosi
racconti, ha pure scritto due romanzi brevi: Geracite e Zemja, in
cui interpretò i profondi cambiamenti avvenuti nell'amato villaggio. In
Geracite (Gli Sparvieri), considerato a ragione fra i capolavori
della letteratura bulgara novecentesca, affronta il tema del contrasto fra
l'ambiente paesano e la città vista come fonte di minacce e rovina, dando
un'ampia e suggestiva testimonianza del declino dell'antico mondo patriarcale,
fondato sull'unità famigliare e l'amore per la terra.
Importanti le raccolte di
racconti Confessione (1903),
Andreshko (1904). In Italia
sono apparsi con i titoli: Racconti (1984) e Sotto la pergola del
monastero (1985).
FILATELIA
BULGARIA Anno 2005
ENDE MICHAEL ANDREAS
(Germania)
Nato nel 1929 in Baviera..jpg)
Figlio
del pittore surrealista Edgar, trascorre l’infanzia in ambienti artistici e
letterari e, prima di dedicarsi alla narrativa fantastica, lavora attivamente
nel mondo dello spettacolo, curando regie per il München Theater,
scrivendo testi per la radio e la televisione, ed impegnandosi come attore
teatrale.
Esordisce come scrittore,
negli anni Sessanta, con i racconti per ragazzi Jim Knopf und Lukas der
Lokomotivführer e Jim Knopf und die Wilde 13.
Nel 1970 si trasferisce in
Italia, dove - tre anni più tardi - pubblica Momo. Il romanzo, dapprima
passato quasi inosservato, ottiene il meritato successo solo dopo la
pubblicazione - nel 1979 - di Die Unendliche Geschichte, che rivela al
grande pubblico il nome di Ende
Opere: Jim Knopf und
Lukas der Lokomotivführer (1960) (Le
avventure di Jim Bottone), Jim Knopf und die Wilde Dreizehn
(1962), (La
terribile banda dei "tredici" pirati) (1962), Momo (1973),
Die Unendliche Geschichte (1979) (La
storia infinita), Das Gauklermärchen (1982) (La
favola dei saltimbanchi), Der Spiegel im Spiegel (1986) (Lo
specchio nello specchio), Der satanarchäolügenialkohöllische
Wunschpunsch (1989) (La
notte dei desideri), Das Gefägnis der Freiheit (1992) (La
prigione della libertà), Norbert Nackendick (1978) (Il
mangiasogni)
FILATELIA
guarda
l'album
Germania Anno 2001
EROSHENKO VASILY YAKOVLEVICH
(Russia)
Nato nel 1889.
Morto nel 1952.
Non vedente e poeta esperantista. Ha vissuto in Giappone e in Cina. Eroshenko è autore di tredici favole e un dramma.
FILATELIA
UKRAINA
Anno 2003, URSS Anno 1989
ESOPO
(Grecia)
Una
citazione tratta dalla Vita di Esopo, così ce lo presenta: “Esopo era il
più brutto dei suoi contemporanei: aveva la testa a punta, il naso schiacciato,
il collo cortissimo, le labbra sporgenti, e la pelle scura: da qui il suo nome
che significa ‘negro’. Panciuto, storto, curvo, sorpassava in bruttezza il
Tersite di Omero, ma, cosa ancor peggiore, era lento ad esprimersi e la sua
parola era confusa e inarticolata”.
Dopo Omero, è il più antico scrittore greco di cui si abbiano notizie, purtroppo
così vaghe e frammentarie che le vicende della sua vita si presentano
contraddittorie al punto che persino i greci lo considerarono un personaggio
semileggendario.
Le notizie più dettagliate su di lui si ricavano da una Vita di Esopo
scritta nel XIV secolo dal monaco Massimo Planude, che le raccolse e le ricavò
da vari testi del passato, risalendo a Erodoto e a Plutarco i quali nelle loro
opere parlano di Esopo, ritenendolo uno schiavo frigio, vissuto nel VI secolo
a.C.
Incerto è, comunque, il suo luogo di
nascita. Lo si vuole genericamente nato in Asia Minore: chi lo vuole nativo
della Tracia, della Beozia, della Frigia, di Samo, di Sardi o, infine, nato in
una città dell’Egitto. Del suo aspetto si sa poco La più nota delle
raffigurazioni pervenuta sino ai nostri tempi è un artistico e realistico busto
che si trova a Roma, nella Villa Albani. Nell’immaginario popolaresco viene
descritto come una specie di gnomo brutto, gobbo, balbuziente, furbo e uomo di
buon senso (che richiama subito alla memoria il Bertoldo del Croce). Erodoto
dice che era uno schiavo, forse di proprietà di un certo Iadmone. La Fontaine
nel suo primo libro di favole narra diffusamente la vita di Esopo attingendo
dall’opera del monaco Planude e segue la leggenda che lo vuole schiavo del
filosofo Xanto.
Su Esopo esiste una biografia, il Romanzo di Esopo, scritta
probabilmente nel IV secolo d.C. Dei primi anni della sua vita nulla si sa.
Sembra sia nato verso la cinquantasettesima Olimpiade (duecento anni prima della
fondazione di Roma). Il suo primo padrone lo manda a lavorare nei campi.
Balbuziente, dopo essere stato cortese con due sacerdoti di Diana i quali
pregarono Giove di ricompensarlo, ha la fortuna di parlare normalmente e in più
la facoltà della saggezza. Accusato da un servo presso il padrone al quale
riferì che Esopo, acquistato l’uso della favella normale, se ne serviva per
bestemmiare e per dire male di lui, viene assegnato affinché ne facesse quello
che voleva a Zenas. Costui lo vende ad un filosofo presso il quale Esopo rimane
a lungo. Al nuovo padrone lo schiavo, sfruttando il suo spirito ingegnoso e
sottile, rende alcuni favori ed è da questi ricompensato con l’affrancamento.
Esopo
comincia così a peregrinare attraverso l’Egitto, la Babilonia e la Lidia.
Frequenta ed è bene accolto per la sua saggezza dal re Nectanebo; è ospite
presso la corte del re Creso e di altre persone potenti che volevano godere
delle sue conoscenze, ascoltare le sue favole e e i suoi motti di spirito a
volte sarcastici e mordaci.
Dalla biografia si possono ricavare dati approssimativi circa il periodo della
sua vita. Essendo il suo nome collegato a Creso, ai Sette Sapienti e a Solone,
lo si può collocare fra il VII e VI secolo a.C.. e sembra sia morto durante la
54° Olimpiade (564-561 a.C.).
La sua morte avviene a Delfi. Si racconta che Esopo aveva con le sue favole disprezzato gli abitanti della città,
accusandoli di vivere oziosamente e di sfruttare gli stranieri che venivano per
consultare l’oracolo pitico. In una di esse paragona gli abitanti di Delfo a dei
bastoni che galleggiano, dicendo che da lontano sembrano qualcosa di importante,
ma da vicino non son altro che legno. Il paragone gli costa caro. Accusato di
furto sacrilego, la sottrazione dal tempio di un vaso sacro ad Apollo che
qualcuno gli aveva messo nella bisaccia, e il ritrovamento dello stesso vaso
nella sua bisaccia, gli valgono la condanna a morte: doveva essere gettato dalla
rupe Iampea. Nega il furto, inutilmente. E come testamento morale lascia la
favola La rana in cui dice chiaramente che qualcuno avrebbe punito la
loro malvagità. Gli abitanti di Delfo non se ne curarono e la sentenza viene
eseguita. Sempre secondo questa leggenda, il dio Apollo ne vendica la morte,
facendo scoppiare in città una epidemia e altri disastri che sarebbero cessati
solo dopo sacrifici fatti agli dei per riabilitare il nome di Esopo. Cosa che
avvenne e che servì a diffondere maggiormente la fama del favolista.
Quante favole abbia scritto non si sa: non certo le oltre cinquecento che gli
vennero attribuite. Un considerevole numero di esse è presente in un’opera dello
scrittore, filosofo e bibliotecario Demetrio Falereo, oratore e filologo,
vissuto in Atene, il quale raccolse nel IV secolo a.C. circa quattrocento
favole. È naturale che il numero sia cresciuto col passare degli anni in quanto
al nucleo originale si andarono via via aggiungendo tutti i racconti che
potevano avere una analogia formale e sostanziale con le favole già presenti e
che potevano servire come materia di esercizio nelle scuola.
La struttura con cui le favole si presentano è semplice. Si tratta di un breve
componimento senza fronzoli superflui in cui i protagonisti, per lo più animali,
incarnano una qualità, positiva o negativa, attinente all’uomo. Il racconto si
conclude invariabilmente con una massima morale il cui scopo è l’insegnamento.
I favolisti che seguirono attinsero a piene mani dall’opera di Esopo, da Babrio
a Fedro, dagli autori medievali a quelli del Cinquecento fra cui Agnolo
Firenzuola, autore nel 1540 di La prima veste dei discorsi degli animali
a La Fontaine. Ai tempi nostri si ricorda la raccolta di favole in romanesco,
scritte da Trilussa, attento e pungente commentatore del vivere sociale..

FIABE
L’avaro e l’oro
Un avaro convertì tutte le sue sostanze in un’unica verga d’oro che seppellì in
un posto segreto. Ogni giorno andava a visitare la ‘tomba’ per assicurarsi che
nessuno l’avesse scoperta. Un operaio vedendolo andare ogni giorno nello stesso
posto, si insospettì. Lo segui e nottetempo rubò la verga. L’avaro, vedendo un
buco vuoto, cominciò a disperarsi ma un passante, appreso il fatto, gli disse, :
“A te quell’oro non è mai servito quando lo avevi e, quindi, era come se tu non
lo possedessi. Sotterra nella buca un sasso e faì conto che sia la tua verga. Ti
farà lo stesso servizio.”
La cicala e la formica
Una cicala cantò per tutta l’estate, disprezzando la piccola formica che
faticosamente portava nella sua tana le provviste per l’inverno. Quando giunse
l’inverno e tutto il terreno fu ricoperto dalla neve, la cicala tremante e
affamata andò a bussare alla porta della formica, chiedendole un po’ di cibo.
“Amica mia “ rispose quella. “ “Io ho faticato per tutta l’estate, mentre tu ti
sei divertita a cantare. Ebbene, ora balla!”. E le chiuse l’uscio in faccia.
Il cieco e il paralitico
Il cieco e il topolino
L’eremita e l’orso
I
gatti litigiosi
Giove e Mercurio
Creato l’uomo e la donna, Giove disse a Mercurio di accompagnarli sulla terra e
di spiegar loro come procacciarsi di che vivere lavorando il suolo. Ma Gea (dea
della Terra) non era di questo avviso. Dietro le minacce di Mercurio, dovette
cedere e ubbidì all’ordine di Giove, ma disse: “Lavorino pure la terra, ma me la
pagheranno con sospiri e lacrime.”
Il leone e il topo
Un leone aveva catturato un topo che lo aveva svegliato dal sonno. Era indeciso
se mangiarlo o risparmiarlo. Alla fine, di fronte a quel misero boccone, lo
lasciò libero. “Non te ne pentirai!” lo ringraziò il topo. Qualche tempo dopo il
leone rimase catturato da una rete tesa dai cacciatori. Pur dimenandosi e usando
le unghie non riuscì a liberarsi. Il topo accorse in suo aiuto e, rodendo le
corde, gli restituì la libertà.
Il
leone e la gazzella
Il mugnaio, il figlio e l’asino
Un mugnaio, legate le gambe di un asinello che voleva vendere, se l’era messo in
spalla e in compagnia del figlio andava al mercato. La gente che lo vide disse
“Ma chi è la bestia? Quella che sta sotto o sopra?” Allora il mugnaio slegò le
gambe all’asino e gli mise in groppa il figlio. E la gente:”Ma guarda tu! Il
padre vecchio va a piedi e il figlio se ne sta comodamente sull’asino.” Allora
il mugnaio salì sull’asino e lasciò il figlio a piedi. “Poverino – diceva la
gente – lui a cavallo e il figlio arranca a piedi!” Il mugnaio scese e col
figlio si misero dietro l’asino. Ma le critiche continuarono. Nessuno era
contento. Il mugnaio concluse: “Da questo momento dite quel che volete, ma io
farò di testa mia!”
Prometeo e gli uomini
Obbedendo a un ordine di Giove, Prometeo plasmò gli uomini e gli animali.
Vedendo, però, che gli animali erano più numerosi, disse a Prometeo di
trasformarne una buona parte in uomini. Prometeo eseguì l’ordine. Ecco perché
molti uomini hanno un corpo da uomo ma un’anima da bestia.
L’orso
e il viaggiatori Due viaggiatori
si imbatterono in un orso. Il più svelto dei due salì su un albero, l’altro si
gettò a terra e si finse morto. Sapeva che gli orsi non si cibano di cadaveri.
L’orso, infatti, gli si avvicinò, gli annusò la testa poi se ne andò. Quando
l’altro viaggiatore scese dall’albero, gli chiese: “Che cosa ti ha sussurrato
l’orso nell’orecchio?” “Di non viaggiare mai con un compagno che nel pericolo
ti abbandona e fugge.”
I topi, il gatto e il campanello
Un gruppo di topi, braccati da un grosso gatto che li attaccava sempre di
sorpresa, decisero di difendersi appendendogli un campanellino al collo, così lo
avrebbero sentito in tempo per poter fuggire. “Buona idea! – disse uno di loro.
– Ma chi andrà ad appendergli la campanella al collo?”
Il topo di campagna e il topo di città
Un topo di città aveva invitato un topo di campagna ad un pranzo nel suo
appartamento. Davanti alla tavola imbandita i due cenavano allegramente, quando
un rumore strano li spaventò. Il topo di città fuggì, seguito dall’amico. Prima
di accomiatarsi, il topo di campagna disse: “Domani venite da me. Non ci
saranno tavole imbandite o tappeti d’Oriente, ma almeno non ci sarà nulla che ci
spaventerà.”
I tre
porcellini e il lupo La favola ha
origini letterarie antiche. La narrò Esopo, la ritroviamo nel medioevo e figura
nei Nursery Tales (1868) di H.Callaway. Le versioni sono molte, ma
riconducibili ad unico tema. Ci sono tre porcellini, un lupo e tre casette.
Quando tenta di entrare nella prima, fallisce. Così nella seconda. Quando poi
tenta di entrare nella terza attraverso il camino, finisce in un pentolone di
acqua bollente. In certe versioni solo un porcellino si salva; in altre si
salvano tutti e tre.
La volpe e il corvo
Un corvo, trovato un bel pezzo di formaggio, non si decideva a mangiarlo e lo
teneva stretto nel becco. Una volpe, passando sotto l’albero lo vide e cominciò
a blandirlo, ad adularlo e a esaltarne la bellezza. Alla fine gli chiese se
effettivamente la sua voce fosse così melodiosa come dicevano gli altri uccelli.
Il corvo vanitoso volle fargliela ascoltare e aprì il becco. Il formaggio cadde
e la volpe, cogliendolo al volo, fuggì.
La
volpe e la capra Una capra dalle
lunghe corna se ne andava in compagnia di una volpe. Faceva caldo, avevano sete
e decisero di calarsi in un pozzo. Saziata la sete, si apprestarono a uscire, ma
l’orlo era molto in alto. “Appoggiati alla parete- disse la volpe – e tieni ben
alte le corna. Salirò su di te e una volta uscita, ti aiuterò a venir fuori. “
La capra ubbidì, ma la volpe , una volta uscita, disse. “Ho da farei. Se tu
avessi tanta intelligenza quanto è lunga la tua barba, non saresti scesa in un
pozzo. Arrangiati!”. E si allontanò.
La volpe e la cicogna
(vedi La Fontaine)
La volpe e il leone
Una volpe non aveva mai visto leoni e un giorno, incontrandone uno, ne ebbe un
tale spavento che quasi morì. La seconda volta ebbe meno paura, anche se si
allontanò velocemente. La terza volta trovò il coraggio di avvicinarlo e di
conversare con lui. Morale: l’abitudine rende tollerabili anche le cose
spaventose.
L’asino nella pelle di leone
Un asino aveva indosssato una pelle di leone e tutti, credendolo tale, ne
avevano timore. Ma bastò che un orecchio d’asino spuntasse fuori dalla pelle per
svergognarlo. Fu punito a suon di randellate.
 La lepre e la tartaruga
Una tartaruga sfidò una lepre in una gara di
corsa. Avrebbe vinto chi avesse per primo raggiunto la vetta di un colle. La
lepre, confidando nella sua velocità, se la prese comoda. Si fermò a mangiare, a
conversare con le amiche e si fece un bel pisolino, mentre la tartaruga
arrancava lentamente. Svegliatasi dal sonno la lepre si accorse che la tartaruga
era ormai vicina all’arrivo e partì di corsa. Ma troppo tardi. La tartaruga
vinse.
FILATELIA
guarda
l'album
ALBANIA 1975
(1637/8),
BURUNDI 1977 (737/40),
GRECIA 1987 (1621/8),
MALDIVE 1990 (1293/1300-BF 174/5),
MARSHALL ISOLE 2001 (1392),
SAINT VINCENT 1992 (1452+BF 156);
1992 (1931/9+BF 251/2),
SAN MARINO 1982
(1088),
SIERRA LEONE 1985 (692),
SOMALIA 2000 (3 valori in
foglietto), SPAGNA 1959
(934),
UNGHERIA 1979 (2701),
1987 (3142/3), ZAMBIA 1990 (528).
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