
Gaidar Arkady Petrovich
(Russia)
Nato
a Lgov nel 1904. Morto nel 1941.
Figlio di insegnanti,
trascorse l’infanzia a Novgorod. Nel 1918 entrò volontario nell’Armata Rossa e
durante la guerra civile russa, all’età di 16 anni, divenne comandante di un
reggimento. Ferito in diverse azioni, si congedò nel 1924.
Un anno dopo cominciò
l’attività letteraria. La prima storia RVS fu pubblicata nel 1926 e
condizionò la sua preferenza per la letteratura rivolta ai giovani in quanto
voleva comunicare ad essi il romanticismo e il fascino della lotta
rivoluzionaria. La Storia di Timur e della sua squadra (1940) lo
rese famoso. Il personaggio Timur divenne familiare tra i bambini e fu un
simbolo tra i giovani pionieri dell’Unione Sovietica.
Nel 1941, durante la
guerra, fu inviato speciale al fronte per la “Komsomolskaya Pravda”.
Nell’autunno del 1941, assieme ad altri soldati furono circondati dalle truppe
naziste. Liberatosi, si unì ai partigiani. Nell’ottobre dello stesso anno morì
in combattimento.
È sepolto nella città di
Kanez, dove in sua memoria è stato eretto un monumento.
Su
di lui furono girati tre film
Serebryanye truby
(1970), Konets imperatora taygi (1978) e Ostayus Vami (1981).
Altri film furono tratti da alcune sue storie.
FILATELIA
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URSS 1962
(2605), 1964
(2819)
GAITE CARMEN MARTĺN
(Spagna)
Nata a Salamanca nel 1925. Morta nel luglio del 2000 a Madrid,
Conseguì
la laurea presso l'Università di Salamanca in Filosofia e Lettere, e in questa università ebbe
il suo primo contatto con il teatro come attrice in diversi spettacoli. Collaborò con
numerose riviste tra cui la "Nueva Revista" a Madrid. Trasferitasi a
Madrid nel 1950 e ricevette il dottorato presso l'Università di Madrid.
Fece parte del gruppo che negli anni '50 raccoglieva Jesus Fernández Santos,
Ignacio Aldecoa, Josefina Rodriguez, Alfonso Sastre, e Rafael Sanchez Ferlosio
(che fu suo marito). Il
suo matrimonio con Rafael Sánchez Ferlosio durò solo pochi anni. Avevano avuto una figlia Marta alla quale dedicò la storia
La
Reina de las Nieves
(La regina della neve). Tra le altre realizzazioni Martín Gaite è nota per
essere stata la prima donna a ricevere il Premio Letterario Nazionale con
El quarto de fa nel 1978, e per aver ricevuto il Premio Nacional de Letras
per la sua vita di lavoro.
Ha scritto numerosi romanzi e racconti lunghi. Si ricordano: El Balneario
(1955), El castillo de las tres murallas (1981), storie per bambini
El pastel del diablo (1985), Cappuccetto rosso a Manhattan (1990),"Nubosidad
variable (1992).
Ha pubblicato numerosi saggi e ricerche tra cui Usos amorosos de la
postguerra española (1987), Desde la ventana (1987), e una raccolta
di saggi sulla letteratura delle donne. Ha tradotto dall'italiano (Silone,
Svevo, Primo Levi, Natalia Ginzburg), dal francese (Flaubert), dall'inglese
(Virginia Woolf, Emily Brontë), dal portoghese.
Si guadagnò il favore del pubblico e dei critici con la pubblicazione di Lo
raro es vivere nel 1997 e Irse de casa nel 1998.
Nel 1999 fu pubblicato il volume La hermana pequeña. In collaborazione
con Emma Marinell Gifre, scrisse Cuéntame, storie scritte tra il 1953 e
il 1997.
Nel 2000 le fu diagnosticato un cancro che pose termine alla sua vita nel
breve arco di un mese e mezzo.
Morì il 23 luglio in una clinica di Madrid. Fu sepolta a El
Boalo, dove aveva vissuto con la famiglia nei suoi ultimi anni, a fianco
della figlia e dei genitori.
FILATELIA
SPAGNA
2008 (Mic.4325).
GARRETT JOÂO BAPTISTA
DA SILVA LEITÂO de ALMEIDA
(Portogallo)
Nacque
a Porto nel 1799 e morì a Lisbona nel 1854.
Poeta, drammaturgo e uomo
politico, per motivi politici viene inviato in esilio in Inghilterra e in
Francia. Rientra in patria solo dopo che i liberali conquistano il potere.
Nominato capo
dell’ispettorato generale dei teatri e del conservatorio di arte drammatica e in
seguito creato visconte e pari del regno, ottiene l’incarico di ministro degli
esteri nel 1852.
Inizia a scrivere durante
gli anni universitari pubblicando poemi raccolti nel volume Lirica di
Giovanni Minimo (1829). Il poema Camões segnò l’inizio del
romanticismo portoghese.
Altre opere Adozinda
(1828), Atto di Gil Vicente (1838), Frate Louis di Souza (1843)
un’opera teatrale molto apprezzata, Viaggi nel mio paese (1846), libro
autobiografico, due raccolte di poesie Fiori senza frutto (1845),
Foglie cadute (1853) e un volume di Favole e racconti (1853).
Oltre a suscitare
interesse verso il romanticismo, favorì anche la cultura popolare.
FILATELIA
PORTOGALLO Anno 1957 (837),
1999
(2309/10)
GARSKIN
VSEVOLOD MICHAJLOVICH
(Russia)
Nasce il 2 febbraio 1855 nel
circondario di Bachmut, e muore suicida il 24 marzo 1588 a Pietroburgo.
Di origine nobile, esponente della corrente letteraria degli anni Ottanta,
coincidente con la depressione morale che caratterizzò il periodo dello zar
Alessandro III, avverte i problemi legati all’emancipazione dei servi della
gleba.
Nel 1877, allo scoppio della guerra contro la Turchia, si arruola. L’esperienza
bellica gli fornisce il materiale per il racconto Quattro giorni (1877),
in cui narra la vicenda di un soldato russo che vive quel periodo sul campo di
battaglia accanto al corpo in putrefazione di un soldato turco.
Segue il racconto Il fiore rosso (1883), storia di un pazzo che vuole
sconfiggere i mali del mondo. L’Autore nel delineare gli squilibri mentali del
suo personaggio anticipa quelli reali che condussero lo scrittore al suicidio.
Nella storia il pazzo scopre che tutta la malvagità è contenuta in tre
papaveri che crescono nel giardino dell’ospedale. Con la perseveranza e
l’astuzia, eludendo la vigilanza dei suoi infermieri, riesce a distruggere
l’effetto dei fiori rossi. L’atmosfera oppressiva ed ossessiva del luogo di cura
viene descritta con notevole efficacia e accuratezza. Non manca un pizzico di
ironia amara.
Non pubblicò molte opere, ma vanno ricordati i racconti Artisti (1879),
Nadezna Nikolaevna nonché il racconto Il segnale.
Scrisse fiabe sulle piante e animali umanizzati, raccolte in Attalea Princeps.
FILATELIA
RUSSIA 1955 (1731)
GAUTIER THÉOPHILE
(Francia)
Nato a Tarbes (Alti Pirenei) il 30
agosto del 1811, muore a Neuilly-sur-Seine, Parigi il 23 ottobre del 1872.
Condotto dal padre nel 1814 a Parigi, vi compie i primi studi nel liceo
Charlemagne, dove conosce Gerard de Nerval che gli fu amico per tutta la vita.
Il suo primo amore culturale è rivolto alla pittura, che studia nell’atélier di
Rioult. La sua nascente aspirazione per la letteratura lo spinge a frequentare
esponenti della scuola romantica. Nel 1830 prende parte al dibattito letterario
classici-romantici ed è protagonista in prima linea della “battaglia di Ernani”,
durante la quale, indossando il suo gilet rosso-ciliegia, capeggiò in teatro i
giovani romantici. A tal proposito scrive nel 1833 Gioventù francese in
cui descrive ironicamente gli esponenti più accesi del suo gruppo.
Nel 1835 pubblica il romanzo La signorina Maupin in cui attacca la morale
borghese e proclama l’indipendenza dell’arte dalla morale con suo motto “l’arte
per l’arte”.
Nel campo poetico pubblica nel 1830 una raccolta di poesie e successivamente,
nel 1833, il poema Alberto o L’anima e il peccato, una storia di
ispirazione byroniana, che tratta dell’amore di un pittore e di una strega.
Seguono le opere La commedia della morte (1838), Smalti e cammei
(1852).
Nel frattempo Gautier intraprende la carriera giornalistica che durerà per
trentacinque anni, collaborando con il “Figaro” (sul quale pubblica in romanzo
Fortunio (1938)), “L’artiste”, “La Presse”, in qualità di critico
teatrale, “Le moniteur” come redattore letterario, e alla rivista “Revue de
Paris”. A lui si devono una serie di profili letterari, pubblicati su “France
Littéraire” (poi raccolti nel volume I grotteschi (1844), messi al bando
dai classicisti e da Boileau.
Gautier viaggia in Spagna e raccoglie le sue impressioni in Tras los montes
(1843), e in un libro di poesie España (1845). Altri viaggi gli diedero
lo spunto per scrivere Viaggio in Italia (1852), Costantinopoli
(1854), Viaggio in Russia (1956).
La nuova generazione di letterati guardò a lui come ad un maestro, tanto che
Baudelaire gli dedicò il suoi Fiori del male.
Sui giornali Gautier scrive romanzi e novelle tra cui Il romanzo della mummia.
Le sue novelle si rifanno ai temi morbosi di Hoffmann, come La morta
innamorata (1836), Il cavaliere doppio (1840), Arria Marcella
(1852), Avatar (1856)
La sua fama è legata ad un romanzo, ideato in gioventù, durante la sua passione
romantica, ma portato a termine solo nel 1863: Capitan Fracassa.
Tra le sue opere critiche vanno ricordati i saggi: L’arte moderna (1856);
Storia dell’arte drammatica in Francia negli ultimi 25 anni (1858-59);
Rapporto sulla poesia in Francia nel 1868. Storia del romanticismo, uscito
postumo nel 1874; Le belle arti in Europa (1856-1858); I disegni di
Victor Hugo (1863); Gli dei e i semidei della pittura (1864).
Scrisse anche libretti per opere e per balletti.
Gautier sposò la cantante Ernesta Galli dalla quale ebbe due figlie. Una di
esse, Judith, divenne scrittrice.
Gautier è considerato un poeta minore, ma segnò una svolta nella letteratura
francese, indirizzandola verso le nuove idee artistiche dei parnassiani e dei
simbolisti, liberandola da quanto vi era di imperfetto nel romanticismo.
OPERE

Capitan Fracassa
Il barone di Sigognac, ridotto in miseria, viene invitato da una troupe di
commedianti ad unirsi a loro e ad andare a recitare a Parigi. Morto l’attore che
aveva il ruolo di Matamoro, un capitano spaccone, il barone lo sostituisce,
nascondendosi sotto il nome di Capitan Fracassa. Si innamora della prima
attrice, Isabella, di cui è anche infatuato il duca di Villombrosa, il quale la
fa rapire. Guidati da Sigognac i comici la liberano. Capitan Fracassa nella
lotta con il duca lo ferisce gravemente ed è costretto a rifugiarsi nel suo
vecchio castello. Sopraggiunge intanto il padre del duca di Villombrosa che
riconosce in Isabella la figlia rapitagli quando era bambina. Sigognac, che nel
frattempo ha scoperto un tesoro nascosto nel castello, potrà sposare Isabella e
riprendere il suo ruolo tra la nobiltà.
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CUBA Anno 1967 (1116), 1976 (1965),
2003 (4132), FINLANDIA Anno 1993 (fog.10), FRANCIA
Anno 1972 (1928), 1997 (3100), MONACO Anno 1979
(1192), 1997 (3119), RUSSIA Anno 1995
(6100/2), 1996 (6212/5), SEYCHELLES 1986
(599+fog.27), TANZANIA Anno 1999 (3081).
(Australia)
Nata
il 17 gennaio 1877 a
Seconda
figlia di una coppia di artisti di talento, fu portata in Australia quando la
famiglia si trasferì nel 1879 per occuparsi di una azienda agricola. Il lavoro
dovette essere interrotto e abbandonato a causa di una persistente carestia che
colpì la regione da loro scelta
Dovettero
emigrare a Norwood dove continuarono la loro passione per l’agricoltura
occupandosi di un’altra azienda agricola ad Hasrvey. Il contatto con la natura
ebbe una influenza decisiva sulla formazione del carattere della futura
scrittrice-illustratrice di libri per bambini.
Le sue prime
produzioni letterarie cominciarono ad apparire nel 1889 sul “Bollettino di W.A.”
nel periodo natalizio.
Dopo gli studi in Australia la Gibbs ritornò in
Inghilterra dove rimase per sette anni e dove pubblicò il suo primo libro
About us (1912) e dipinse manifesti propagandistici per la “Common Cause” a
favore delle suffragette. Tale lavoro lo continuò in Australia, dipingendo
manifesti propagandistici a favore dei soldati che partivano alla volta
dell’Europa per partecipare alla Grande guerra. .
Nel 1916 pubblicò per bambini il primo libro di una
serie fortunata, Gumnut Babies, ma l’opera più famosa fu Snugglepot
and Cuddlepie del 1918 del quale ne furono inizialmente tirate 17.000
copie.
Si sposò nel 1919 con Betram James Ossoli Kelly, un
agente minerario, col quale andò a vivere in una casa di tipo spagnolo a Sydney.
Proseguì la sua carriera letteraria scrivendo altre
opere quali Little Ragged Blossom (1920) e Little Obelia (1921).
Nuttybub and Nittersing (1923), Two Little Gum-Nuts (1929).
Dopo la morte del marito nel 1939, visse a Nutcote in
compagnia dei suoi cani scotch terriers e pubblicò ancora Scotty in Gumnut
Land (1941), Mr. and Mrs. Bear and Friends (1943) e Prince Dande
Lion (1954). In 1955 ottennne la nomina di M.B.E.
Morì il 27 novembre del 1969 e venne sepolta con rito
anglicano.
Lasciò la sua biblioteca e i suoi
manoscritti alla New South Wales Society for Crippled Children and the Spastic
Centre of New South Wales e una eredità valutata in £ 42,532, all’United
Nations International Children's Emergency Fund.
FILATELIA
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AUSTRALIA Anno 1985
(920)
GILBOA AMIR
(Ucraina)
Nato
nel 1917. Morto nel 1984.
Studia in una scuola ebraica e nel 1937 si trasferisce illegalmente in Palestina
dove lavora in cave di pietra e poi nei campi di un kibbutz.
Aderisce alla British Army’s Brigata Ebraica e serve l’esercito nel Nord Africa,
in Egitto, in Italia. Verso la fine della Seconda guerra Mondiale viene
dislocato nei Paesi Bassi e nel Belgio dove partecipa al trasferimento illegale
di ebrei in Palestina.
Gilboa combatte anche
in Israele durante
la Guerra di indipendenza e tutte queste esperienze militari
condizionano profondamente i primi poemi pubblicati in Israele dall’Editrice
Masada. Riceve numerosi premi tra cui il Premio Israele. Traduce anche varie
opere di poeti e scrittori tra cui Amado, Vinogradoff. La sua opera
a
volte
è
giocosa, a volte tragica, comunque sempre introspettiva.
Ha scritto: Per un
segno (poesia), 1942, Sette Domini, 1949, Canzoni in Early Morning
(poesia), Hakibbutz Hameuchad, 1953, Selected Poems (poesie),
Le-Machbarot shira, 1962, Blues e Reds (poesie), Am Oved,
1963, Gili's Water Man (per bambini), Sifriat Poalim, 1963,
Gazelle I'll
send you
(poesia)
1972, Tutto va (poesia), 1985.
FILATELIA
ISRAELE Anno 1996
GOGEBASHVILI
IAKOB
(Georgia)
Nato il
15 ottobre
1840.
Morto
1° giugno
1912.
Giornalista, educatore, scrittore
di opere rivolte all’infanzia, fu il fondatore della pedagogia georgiana.
Scrisse il primo sillabario per bambini, La lingua materna (1876),
utilizzato nelle scuole georgiane durante i primi anni di insegnamento della
lettura e della scrittura.
Nacque nel villaggio di Variani, vicino a Gori.
Figlio del sacerdote Simon, studiò nei seminari di Gori e di Tiflis, prima di
iscriversi all’Accademia di Kiev nel 1861. Oltre ad acquistare dimestichezza
con le scienze naturali, indirizzò le sue idee anche verso la politica,
seguendo
Herzen,
Belinsky e
Chernyshevsky.
Tuttavia, diverso da molti dei suoi colleghi intellettuali georgiani
contemporanei, fu poco influenzato dai radicali russi.
Ritornato in Georgia nel 1863, insegnò
aritmetica e
geografia
nel seminario di Tiflis e poi diventò ispettore.
La sua casa, frequentata dagli allievi del seminario, presto si è trasformò in
un ritrovo per discussioni severe sull’arte e sulla politica. Di
conseguenza, fu allontanato per ordine del santo sinodo e inviato a
St Petersburg nel
1874.
Da allora Gogebashvili diventato
indipendente, votò le sue energie alla formazione dei suoi connazionali. Nel
1879, fondò la
Società per la
diffusione del saper leggere e scrivere fra i Georgiani,
occupandosi particolarmente del sistema scolastico.
Gogebashvili fu assai influente
nel gruppo degli intellettuali che gravitava attorno al principe
Ilia Chavchavadze,
fondatore e animatore del movimento per la rinascita nazionale georgiana,
fino al suo
assassinio
nel 1907.
L'opera più influente di
Gogebashvili, La lingua materna, pubblicata nel 1876, iniziava con
l’insegnamento dell’alfabeto per giungere ai testi letterari, seguendo una
serie di passaggi enciclopedici. Ebbe numerose edizioni e aggiornamenti,
trasformandosi in un modello letterario seguito da diverse nuove lingue
letterarie del Caucaso.
Un'altra opera importante fu
La porta della natura (1868), che sviluppa la favola e l'introduzione alle
scienze naturali: una specie di enciclopedia per bambini in età scolare.
Gogebashvili, inoltre, scrisse
favole, racconti per l’infanzia, un romanzo storico per la gioventù e diversi
articoli giornalistici in difesa della cultura e dell'identità georgiane.
FILATELIA
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GEORGIA Anno (280)
GOLDBERG LEA
(Israele)
Nata a
Konigsberg (secondo un’altra versione a Kaunas, Lituania) il 29 maggio del
1911. Morta a Gerusalemme il 15 gennaio del 1970.
Studia in
Lituania e in Germania dove si specializza in filosofia e nello studio delle
lingue semitiche. Nel 1933 ottiene un dottorato in lingua semitica
all’università di Bonn e successivamente, nel 1935, deve emigrare in Palestina.
In quello stesso anno pubblica un libro di poesie Anelli di fumo.
A Tel Aviv
lavora come consigliere letterario e nel 1954 tiene corsi presso l’università
ebraica di Gerusalemme, dirigendo la sezione di letteratura comparativa.
Ottima
traduttrice (conosceva sette lingue), in particolar modo si occupa di traduzioni
dal russo.
Autrice di
poesie, scritte in stile moderno, semplice, è ricordata per l’opera I
sonetti di Teresa. Nei suoi versi a il mondo della sua infanzia in Lituania,
la tragedia dell’ebraismo.
Sono pure noti
alcuni poemi legati alla natura e alle bellezze della sua patria.
Saggista e si
occupa di classici, tra cui Petrarca, Baudelaire, Tolstoi, Verlaine.
Scrive opere
per bambini tra cui L’appartamento in affitto, diventato un classico
della letteratura ebraica.
Le fu
assegnato il Premio Rubin e il Premio d’Israele per la letteratura.
FILATELIA
ISRAELE Anno 1991
(1125)
GORHAM MICHAEL
(USA)
Nato nel 1906.
Morto nel 1995.
Scrittore e linguista americano, usò gli pseudonimi: Troy Nesbit, Franklin
Brester, Lyman Hopkins, Cutler di Samuel, Benjamin Brewster. Si laureò presso
l’università di Colorado nel 1928. Per un certo tempo lavorò come guida nelle
Montagne Rocciose, un'esperienza che sviluppò notevolmente la sua resistenza
alle lunghe marce.
Scrisse più di 80 libri, alcuni dei quali sono diventati dei best-seller. La
caratteristica principale delle sue opere è il carattere documentaristico,
descrittivo e didattico, comprensibile per un vasto pubblico. Per lo più gli
argomenti trattati toccavano l’antropologia, gli antichi tesori dell’America,
la storia di famosi pionieri. Ebbe un valido aiuto da parte della moglie nella
stesura delle sue opere.
Un certo numero di libri da lui scritti era destinato ai bambini e
ai giovani.
FILATELIA
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DOMINICA
Anno 1996, GUYANA Anno 1994. MALDIVES Anno 1986, USA
Anno 1950, 1966, 1967, 1996.
GORDON JEHUDAH LOEB detto JELAG
(Russia)
Nato a Vilna nel 1831 e morto a Pietroburgo nel 1892
Legato all’illuminismo ebraico portò innovazioni nel campo linguistico,
avvicinando la lingua poetica a quella popolare..
Scrive favole e poemi biblici I versi di Jehudah (1866) e Rachamah,
sorella mia (1882) in cui lo scrittore aspira alla rinascita culturale e
religiosa di Israele, con la prospettiva di una riunione. La sua opera fu
importante nella letteratura ebraica del secolo XX.
FILATELIA
ISRAELE 1996
(1318)
GOZZI CARLO
(Italia)
Nato a
Venezia, il
13 dicembre 1720
e ivi morto a Venezia il 4
aprile 1806.
Di antica famiglia veneziana, i
debiti del padre lo costrinsero a trovare mezzi di sostentamento propri e
all'età di sedici anni si arruolò nell'esercito in
Dalmazia.
Tre anni più tardi tornò a Venezia, dove si fece ben presto una reputazione
come il membro più brillante della società Granelleschi, cui venne ammesso
grazie ad alcuni pezzi
satirici.
Nel 1761 pubblicò il poema
satirico, La tartana degli influssi per l'anno 1756, e la commedia
L'amore per le tre melarance o Analisi riflessiva della fiaba. Per
metterla in scena ottenne i servizi della
compagnia teatrale
di Antonio Sacchi.
In seguito produsse una serie di
pezzi drammatici basati sulle favole: inizialmente queste opere divennero
popolari, ma dopo lo smembramento della compagnia Sacchi caddero nel
dimenticatoio. Furono molto apprezzate da
Goethe,
Schlegel,
Madame de Staël
e
Sismondi.
Uno di questi testi drammatici,
Turandot,
fu tradotto da
Schiller.
Nei suoi ultimi anni iniziò a
produrre
tragedie in
cui introdusse ampiamente elementi comici: le sue opere risultarono, perciò,
troppo innovative per l'epoca.
I suoi lavori furono pubblicati
sotto la sua supervisione a Venezia nel
1792 in 10
volumi.
Opere principali:
La tartana degli influssi per l'anno bisestile 1756
(1757),
Le Fiabe
(1761),
L'amore delle tre melarance
(1761),
Il corvo
(1762),
Re cervo
(1762),
Turandot
(1762),
La donna serpente
(1763),
Zobeide
(1763),
I pitocchi fortunati
(1764),
Il mostro turchino
(1764),
L'augellino belverde
(1765),
Zeim re dei geni
(1765),
Marfisa bizzarra
(1766),
Le
droghe d'amore
(1775/1776),
Memorie inutili
(1777).
FILATELIA
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AUSTRIA
Anno 2003, ITALIA Anno 2007, NICARAGUA Anno 1975, SAN
MARINO Anno 1999, SVEZIA Anno 1981, URSS Anno 1971, 1983,
GRAHAME KENNETH
(Inghilterra)
Nacque l’8 marzo del 1859 a Edimburgo. Dopo la morte della madre viene messo assieme ai suoi fratelli sotto la
tutela di alcuni zii contadini. Quel periodo della sua infanzia e il diretto contatto con la natura influirà
in seguito sulla stesura
dei suoi libri dedicati all’infanzia. Studia con l’intenzione di andare a Oxford per completare gli studi
universitari, ma gli zii,
gretti e poco inclini ad accondiscendere alle sue aspirazioni, ripiegano per lui
su un lavoro
stabile e sicuro e gli preferiscono un impiego alla Banca d’Inghilterra dove fa
carriera, diventando un alto funzionario.
Grahame scrive racconti, romanzi .
Nel 1895 viene pubblicato L’età dorata e nel 1898 Giorni di sogno,
ispirato alla sua infanzia.
Ma la sua opera più nota è Il vento tra i salici composto nel 1908 e
nato come racconto epistolare
per il suo unico figlio, Alastair, al quale scriveva molte lettere quando
doveva star lontano per motivi di lavoro. Il romanzo, ambientato in un mondo animale dalle
caratteristiche umane,
illustra la vita libera e selvaggia in mezzo alla natura, tra animali e piante,
in contrasto con la caotica
vita della città.
Il libro divenne un classico della letteratura infantile inglese.
Dall’opera Walt Disney trasse un cartone animato. Anche un altro racconto
Il drago recalcitrante,
uscito postumo , venne incluso in un film di Disney.
Kenneth Grahame muore a Pangbourne, nel Berkshire, il 6 luglio del 1932.
OPERA
Il vento tra i salici (Wind in the Willows)
Una talpa inesperta delle cose del
mondo, un topo pronto ad aiutare gli amici a risolvere i problemi, un rospo
alquanto saccente e indisponente e un tasso amante di ogni confort, sono
i protagonisti principali della storia. Una infinità di comprimari, gli abitanti
del bosco, li attorniano e li accompagnano nelle diverse avventure. Il topo insegna
alla talpa a rendersi più autonoma, a insegnarle ogni segreto del bosco e la
sconsiglia di oltrepassare il limite che li separa dal Gran Mondo. Solo il rospo
insiste per coinvolgerli in una avventura. Li trascina successivamente su un
canotto, poi su una roulotte trainata da un cavallo e ancora su un automobile.
Sono tutti animali con spiccate caratteristiche tipiche del popolo inglese.
Tutti però considerano l’amicizia come il dono più prezioso.
FILATELIA
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l'album
GRAN BRETAGNA 1993
(1651),
LIBERIA1998 (1764),
2001-2002 (2589/2612 + BF 292/4)
Green Roger Gilbert Lancelyn
(Inghilterra)
Nato nel 1918.
Morto nel 1987.
Scrittore per bambini,
studiò sotto la guida di C.S,Lewis al Merton College di Oxford, dove conseguì la
laurea in lettere. Si occupò di miti e leggende e scrisse per i giovani I
racconti degli eroi greci, una storia sulla caduta di Troia, racconti
sull’Antico Egitto e rielaborazioni di miti nordici e scandinavi, nonché storie
medievali su Re Artù, sui Cavalieri della Tavola Rotonda e sulle gesta di Robin
Hood.
Autore di biografie si
occupò degli scrittori J.M.Barrie, Andrei Lang e C.S.Lewis. Si occupò di una
riedizione selezionata dei racconti di Andersen, con una breve biografia sull’A.
Fu redattore della “Gazzetta Kipling” dal 1957 al 1959.
Un interesse particolare
nutrì per l’opera di Lewis Carroll e pubblicò su di lui una serie di articoli.
Fu il fondatore della Società Lewis Carroll e, con la collaborazione di Morton
N. Cohen si occupò dell’epistolario dell’Autore.
Oltre a dedicarsi alla
letteratura per l’infanzia, trovò il tempo di occuparsi di teatro e fu attore
professionale dal 1942 al 1945 e membro del gruppo “Inklings” di Oxford, guidato
da C.S.Lewis e da J.R.R.Tolkien. Fu bibliotecario dal 1945 al 1950 presso il
Merton College e insegnante di letteratura inglese presso l’Università di
Liverpool dal 1950 al 1952, In seguito rimase membro del Consiglio
dell’Università stessa dal 1964 al 1970.
FILATELIA
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CECOSLOVACCHIA 1983,
GRENADA 1972.
GRIMM JACOB E WILHELM
(Germania)
Assieme ad Andersen, Perrault, Puskin,
La Fontaine e pochi altri, i F.lli Grimm sono gli autori di fiabe più trattati e
scelti da chi si occupò in passato dei ‘palinsesti’ annuali della filatelia dei
vari Stati.
La vita di Jacob Ludwig Karl e di Wilhelm Karl, le vicende familiari e buona
parte della loro produzione filologico-letteraria sono andati di pari passo per
l’affinità di vedute e di intenti che li legò per tutta la vita.
Jacob Ludwig Karl nasce il 4 gennaio 1785 ad Hanau (Assia). Rimasto orfano, in
tenera età trascorre un’infanzia poco felice Dopo aver compiuto, unitamente al
fratello Wilhelm, gli studi di giurisprudenza presso l’università di Marburgo,
sotto la guida di Fredrich Karl von Savigny, si trasferisce nel 1805 a Parigi
per collaborare col maestro in lavori di Storia del diritto romano. Il fratello
Wilhelm è in quel periodo al suo fianco, come testimonia un epistolario
pubblicato nel 1953. Vi rimane per tre anni al termine dei quali ritorna in
Germania dove ottiene un impiego al Ministero della guerra. In seguito gli
vengono affidati dal re Gerolamo di Westfalia altri importanti incarichi.
Ritorna a Parigi nel 1814 per recuperare i libri che Napoleone aveva sottratto
alla biblioteca di Kassel. Partecipa al Congresso di Vienna e nel 1815 è inviato
nuovamente a Parigi per incarico del governo prussiano al fine di sollecitare
la restituzione di libri e manoscritti.
Ma la politica non attraeva Jacob, sempre più portato verso la letteratura
tedesca del Medioevo. Nel 1816, rimasta vacante la carica di secondo
bibliotecario presso la biblioteca di Kassel, accetta l’incarico propostogli e
lì, assieme al fratello Wilhelm, in mezzo a libri e manoscritti, trascorre anni
tranquilli, laboriosi e prolifici. Nel 1829, morto il primo bibliotecario, si
dimette in quanto il posto (che gli sarebbe spettato di diritto) fu affidato ad
un altro. Si trasferisce a Gottinga dove la locale università gli aveva proposto
di tenere corsi di letteratura tedesca antica. Vi rimane fino al 1837, quando
viene destituito assieme al fratello e ad altri colleghi per aver protestato
contro l’abrogazione della Costituzione da parte del re di Hannover.
Ritornato a Kassel, trascorre col fratello quattro duri anni, finché entrambi
sono chiamati a far parte dell’Accademia delle Scienze di Berlino e dal 1841
Jacob comincia ad insegnare anche nella locale università.
Jacob viaggia a lungo per l’Europa. Viene in Italia nel 1843. Si reca nel
1844 in Scandinavia. Nel 1846 e 1847 presiede a Francoforte e a Lubecca a
congressi di germanisti. In quelle occasioni va sempre più maturando le sue
idee anche attraverso accesi dibattiti con poeti e studiosi quali C. Brentano,
A. von Arnim, C. Lachman. Viene così via via elaborando teorie innovatrici,
tanto da essere considerato il fondatore della germanistica. Notevole è il suo
contributo nell’aiutare la Germania, appena liberatasi dal giogo napoleonico,
ad affermare una propria identità e autonomia e a battersi per la validità della
cultura e della lingua germanica antica e medievale. E' col fratello tenace
sostenitore dell’origine divina del linguaggio, della poesia, del diritto. Come
tutti i romantici è assertore della superiorità della poesia popolare sulla
poesia dell’arte; della purezza e della genuinità dei racconti, delle favole e
dei miti raccontati dalla viva voce del popolo su quelli elaborati da scrittori
che si sforzavano con aggiunte ed interpretazioni personali di rassomigliare ai
primi.
Tra le opere più importanti (alla cui stesura partecipa spesso il fratello) sono
da ricordare Deutsche Sagen (Leggende tedesche, 2 volumi (1816-1818),
Kinder und Hausmärchen (Fiabe per bambini e famiglie (1812-1822),
Deutsche Mythologie (Mitologia germanica, 1835), Deutsche Rechtsaltertümer
(Grammatica tedesca, 1819) e il Deutsches Wörterbuch (Storia della
lingua tedesca) un’impresa iniziata in comune col fratello, che vede la
pubblicazione dei primi fascicoli a Lipsia nel 1852. L’opera aveva lo scopo di
analizzare e studiare l’etimologia e la storia di tutto il patrimonio tedesco.
Un’opera monumentale e fondamentale per la conoscenza delle parole tedesche.
Solo i primi volumi sono portati a termine dai due studiosi e furono in
seguito continuati da altri sino a raggiungere tra il 1852 e il 1961 i 32 volumi
attuali.
Jacob Ludwig Karl muore a Berlino il 20 settembre del 1863.
Wilhelm Karl, il fratello, visse all’ombra di Jacob.
Nato ad Hanau il 24 febbraio del 1786 e muore a Berlino il 16 dicembre del
1859. Anche lui studioso di germanistica, valente collaboratore
col fratello divide con lui molte delle sue vicissitudini e casi esteriori della vita.
Con Jacob frequenta la scuola di giurisprudenza di Marburgo; è nominato
segretario della Biblioteca di Kassel; è professore all’Università di Gottinga
da dove venne espulso col fratello per idee politiche contrarie regime; diviene
pure lui membro dell’Accademia di Berlino.
Contrariamente al fratello, possiede un particolare talento narrativo che
profonde in particolar modo nella stesura delle Fiabe per bambini e famiglie,
le quali oggi rappresentano l’opera più nota dei Grimm. Non ha gli exploit
creativi di Jacob, ma possiede una costanza accurata e precisa nel
presentare quanto i due avevano raccolto.
Collabora in armonia col fratello ma senza mai perdere la sua autonomia e
dimostra interessi soprattutto letterari. Tra i suoi lavori sono da ricordare
Altdänische Heldenlieder (1811) che rappresenta uno studio preparatorio alla
sua opera principale Die deutsche Heldensage (La leggenda eroica tedesca,
(1829); una raccolta di documenti dell’antica leggenda eroica della Germania e
numerose edizioni critiche di antichi testi tedeschi e studi sulle rune quali
Über deutsche Runen (1821) e il saggio Zur Litteratur der Runen
(1828).
FIABE
Kinder
und Hausmärchen (Fiabe per bambini e famiglie)
è una raccolta di fiabe popolari che va
riavvicinata all’opera di Achim von Arnim e
Clemens Brentano Il corno meraviglioso del fanciullo, da cui i
F.lli Grimm partirono per iniziare nel 1812 la loro raccolta monumentale con la
pubblicazione del primo volume, cui seguì nel 1815 il secondo volume e si
concluse nel 1822 con la pubblicazione del terzo volume preceduto da un
commento al lavoro scritto da Wilhelm. I due fratelli compilarono la loro
raccolta attingendo il materiale in forma diretta, ascoltando le fiabe dalla
viva voce del popolo in cui era rimasta una traccia che risaliva alla produzione
medievale germanica. In seguito le ricerche si estesero anche al mondo degli
antropologi interessati ai miti e alle credenze primitive dei popoli, in
particolar modo a quelli europei. Inizialmente il libro fu pensato come un’opera
destinata ai fanciulli, tanto che Goethe, dopo averlo letto, disse che il libro
era stato scritto per rendere felici i bambini, e, infatti, entrò subito in
tutte le famiglie tedesche. Quindi i ricordi d’infanzia propri, degli amici, di
gente comune e soprattutto le storie delle figlie di un farmacista di Kassel da
loro udite raccontare nella loro infanzia dalla nutrice Maria. Altre autorevoli
fonti furono Dorchen Wild, moglie di Wilhelm, figlia di un farmacista di Cassel,
e le sue cinque sorelle; le due cognate di un sorella dei Grimm e le componenti
di una nobile e numerosa famiglia della Westfalia
“Le fonti orali erano “in maggioranza donne
- scrive Italo Calvino nella sua scelta e sua presentazione di un gruppo di
fiabe – per cui sovrabbondano le storie di fanciulle le cui virtù e le cui
sventure trovano finalmente una ricompensa, Ma molti sono pure i baldi eroi
che, partiti da un’umile condizione… sanno meritare onori e sponsali
principeschi“ (Grimm, Fiabe, Milano, Einaudi 1983, p. XIX)
A differenza di altri scrittori che si servivano del materiale raccolto per poi
rielaborarlo e contaminarlo con aggiunte e spunti moralistici, i F.lli Grimm
cercarono sempre di conservare la schiettezza popolare e la poesia che il
narratore cercava di infondere al suo racconto. Persino quando la loro ricerca
si allargò tanto da comprendere ricerche su fonti letterarie dotte quali Lutero,
Hans Sachs e altri, si sforzarono di recuperare sotto le varianti dotte la
primitiva ingenuità di trama e di stile. “Certo si è che essi hanno saputo dar
loro tanta freschezza da far sì che pochi altri libri ci facciano rivivere con
tanta immediatezza la misteriosa e profonda intimità della natura germanica e ci
permettano di sentirla con l’anima con la quale a essa si avvicina il popolo
tedesco. Le favole contengono quasi sempre una verità oggettiva, una lezione
pratica, sempre superata, tuttavia, dalla genuina ispirazione della poesia
popolare.” (Dizionario delle opere Bompiani , pp. 366-7)
La raccolta comprende circa duecento fiabe,
molte delle quali, le più conosciute, diventarono oggetto per l’emissione in
molti stati europei e d’oltremare con valori singoli o con intere serie.
L’abile sarto
Un sarto furbo e fanfarone porta scritto su una cintura “Sette in un colpo”.
Tutti credono che abbia ucciso sette nemici con un solo colpo, mentre si tratta
solo di sette mosche. Il sarto dimostra poi la sua abilità nel mettere nel sacco
un gigante credulone, sposa la figlia del re ed eredita il trono, sbaragliando
giganti, unicorni, e cinghiali a colpi di furbizia.
L’acqua della vita
Un re, padre di tre figli, sta per morire. Solo l’acqua della vita’ può
salvarlo. I tre fratelli partono alla ricerca del prezioso liquido. L’unico che
conosca l’ubicazione della fonte da cui sgorga è un nano. I primi due
fratelli trattano male il nano e da lui vengono imprigionati. Il terzo, più
gentile, ottiene tutte le informazioni necessarie e anche oggetti fatati che gli
permetteranno di sconfiggere i nemici e di liberare una principessa. Purtroppo,
contro il parere del nano, libera i su oi
fratelli. Questi gli rubano l’acqua della vita e, ritornati in patria, lo
accusano di aver avvelenato il padre, restituito alla vita dalla loro acqua.
Individuati e smascherati saranno cacciati dal reame e il terzo fratello otterrà
la mano della principessa.
La bella addormentata nel bosco
- per la trama vedi Perrault.
Biancaneve
e i sette nani La perfida matrigna
di Biancaneve si ritiene la più bella del reame. A dirglielo è uno specchio
magico. Ma un giorno lo specchio, che non può mentire, le dice che la più bella
è diventata la sua figliastra Biancaneve. Infuriata, la regina ordina ad un
servo di ucciderla e di portarle il cuore. Il servo ha però pietà della bimba e
la lascia libera nel bosco, portando alla regina un cuore di capriolo.
Biancaneve nel bosco trova una minuscola casa abitata da sette nani il cui
lavoro è q
uello di cercar diamanti in una miniera. I nani
prendono a benvolere la giovane e la ospitano. Quando la matrigna chiede allo
specchio chi è la più bella, quello risponde di nuovo: ‘È Biancaneve’. La
perfida matrigna allora si incarica di persona di uccidere la fanciulla. Si
traveste da vecchia, si reca alla casa dei nani e dopo due tentativi ci riesce.
Biancaneve viene rinchiusa in una bara di vetro ed esposta su una collina. Un
principe, passando, vede la bara e attratto dalla bellezza della fanciulla,
toglie il coperchio per donarle un bacio. La fanciulla si risveglia e col
principe parte verso il suo castello. La perfida matrigna per la rabbia morirà.
Nel 1937 Walt Disney trasse dal soggetto il
primo lungometraggio a cartoni animati. Il film, frutto di lunghi studi e di una
minuziosa organizzazione tecnica, nonché di un forte impiego di capitali, aprì
la strada ad una lunga serie di cartoni animati di notevole successo.
Biancaneve e Rosarossa o Rosabianca e Rosarossa
Due sorelle vivono in un bosco con la madre e durante l’inverno offrono
ospitalità ad un orso. Nel bosco abita pure un nano cattivo il quale finisce
sempre nei guai a causa della sua lunga barba che si impiglia in ogni cosa. Ogni
volta per liberarlo le due sorelle sono costrette a tagliargliene un pezzo. Il
nano custodisce un tesoro, rubato ad un principe poi da lui tramutato in orso.
L’orso del bosco riesce ad uccidere il nano, privato dei suoi poteri racchiusi
tra i peli della barba che le due sorelle avevano tagliato per liberarlo dai
guai. L’orso riesce così a ridiventare principe. Una delle due sorelle sposa il
principe e l’altra un suo fratello.
Cappuccetto
Rosso - per la trama vedi Perrault.
La vicenda è perraultiana sino al momento in cui il lupo divora anche la
bambina. Probabilmente il finale tragico e orrorifico non piacque ai Grimm i
quali vi aggiunsero un lieto fine con l’inserimento del cacciatore, il suo
intervento, la morte del lupo e la ‘resurrezione’ dalla sua pancia della nonna e
della nipotina.
La casa nel bosco
In un bosco viveva un taglialegna. Un giorno disse alla moglie di mandargli una
delle tre figlie a portargli il pranzo e affinché non smarrisse la strada, lui
avrebbe sparso del miglio lungo il sentiero. Bastava seguire la traccia per
raggiungerlo. Ma gli uccelli mangiarono tutto il miglio e la ragazza si perse.
Vagò finché alla sera si imbatté in una casupola dove viveva un vecchio in
compagnia di una gallinella, di un galletto e di una mucca. Il vecchio
l’accolse e le chiese di preparar da mangiare. La ragazza preparò il cibo solo
per il vecchio il quale, dopo aver parlato con i suoi animali, rinchiuse la
ragazza in cantina. Dopo alcuni giorni la stessa cosa successe alla seconda
figlia che si ritrovò in cantina in compagnia della sorella. La terza figlia,
smarritasi pure lei nel bosco e trovata ospitalità nella casa del vecchio con
gli animali, preparò il cibo per tutti, anche per gli animali e poi se ne andò a
dormire. Quando, al mattino, si svegliò, tutto era cambiato. Al posto della
casupola c’era un palazzo e invece del vecchio c’era un bel principe. I tre
animali erano diventati tre fedeli servitori. L’incantesimo, le spiegò il
principe, si era spezzato quando lei aveva pensato non solo agli uomini ma anche
agli animali. Le sue sorelle furono inviate nel bosco presso un carbonaio e
sarebbero tornate a corte solo dopo aver imparato che anche gli animali vanno
rispettati.

Cenerentola
- per la trama vedi Perrault.
Il ciabattino e gli gnomi.
Ad un povero calzolaio era rimasta solo una pelle con cui poter fare un paio di
stivali. La tagliò e, prima di cucirla, andò a dormire. Al mattino, quando si
svegliò, trovò gli stivali già belli e pronti. Entrò un compratore e li pagò il
doppio tanto erano belli. Col ricavato il calzolaio acquistò due pelli, le
tagliò e il mattino dopo trovò due paia di stivali. E la cosa andò avanti per
molti giorni. Una sera prima di Natale il calzolaio con la moglie si nascosero
in bottega per vedere chi faceva gli stivali. Videro due omini nudi i quali
lavorarono alacremente tutta la notte. Marito e moglie, vedendoli nudi,
decisero di far loro un regalo e confezionarono abiti e calzature. I due gnomi
furono felici e da qual giorno non fecero più scarpe. Ma la fortuna arrise al
calzolaio e non l’abbandonò mai..
I due
vagabondi – Due vagabondi, un sarto e
un calzolaio, si incontrano. Il primo è sempre allegro e buono; il calzolaio
arcigno, cattivo e vendicativo. Dopo varie vicissitudini durante le quali il
sarto divide sempre il suo guadagno col calzolaio il quale, per il suo pessimo
carattere, non riesce a trovare lavoro, si trovano a dover attraversare un bosco
per arrivare alla città più vicina. Nel bosco ci sono due sentieri: l’uno
permette di raggiungere la più vicina città in due giorni e l’altro in sette. I
due amici, non sapendo quale dei due sentieri sia il più breve, discutono sulla
quantità di cibo da consumare durante il viaggio: il sarto fiducioso compra
pane per due giorni, il calzolaio per sette. E si avviano senza sapere che hanno
scelto il sentiero più lungo. Al terzo giorno il sarto non ha più cibo e ne
chiede al calzolaio che glielo dà in cambio di un occhio. Al quinto giorno la
situazione si ripete e il sarto rimane cieco. Giunti in città il calzolaio
abbandona l’amico che, stanco, si addormenta vicino ad una forca da cui pendono
due impiccati. Quando si sveglia sente un impiccato dire: “Se lo sapessero i
ciechi che la rugiada che ricopre i nostri corpi dona la vista, chissà che
coda!” Il sarto bagna subito il fazzoletto nella rugiada e se lo passa sugli
occhi, riacquistando la vista. Si mette in cammino con la fame che lo tormenta.
Vede un puledro, vorrebbe impadronirsene ma per bontà lo lascia libero. Lascia
pure libera una cicogna che aveva catturato; non si ciba degli anatroccoli che
nuotano in uno stagno e neppure ruba il miele alle api. Affamato, si aggira
nella città e, conscio dell’abilità del suo mestiere, si mette a cucire abiti e
in breve gli arride una tale fortuna da diventare sarto di corte. Ma anche il
calzolaio era diventato calzolaio di corte e vedendo l’antico amico decide di
screditarlo presso il re dicendogli che il sarto si è vantato di poter
recuperare una corona scomparsa tempo prima. Il re ordina al sarto di trovarla o
di non tornar mai più. Il sarto parte e con l’aiuto degli animali che non aveva
ucciso la ritrova e ritorna a palazzo. Allora il calzolaio medita altre prove
cui il sarto deve sottoporsi: ridar la cera a tutto il castello; far zampillare
l’acqua da una fontana rimasta asciutta da anni; far giungere dall’aria per il
re un figlio maschio (il re aveva solo figlie femmine). Sempre con l’aiuto
degli animali riesce a superare ogni prova, anche quella del figlio che la
cicogna provvede a portare sino alla corte. Fu così che il sarto sposò la figlia
del re. Il malvagio calzolaio fu cacciato dalla città. Un giorno si addormentò
sotto una forca. Due cornacchie gli si buttarono addosso, gli cavarono gli occhi
e, cieco, andò a morire in un bosco.
Frau Holle
Sono di scena due sorelle: una buona e bella e l’altra brutta e infingarda. Alla
prima t
occano tutti i lavori domestici. Un giorno,
mentre attinge acqua nel fiume, si punge e le sfugge la conocchia. Si tuffa per
recuperarla e in fondo al fiume trova uno strano paese in cui una pagnotta messa
a cuocere nel forno la prega di tirarla fuori se no brucia; delle mele le
chiedono di essere raccolte se no marciscono e una donna, Frau Holle, le chiede
di aiutarla a spiumacciare il letto così sul mondo nevicherà. La fanciulla
ubbidisce e quando ritorna a casa, nel passare sotto un portone viene ricoperta
d’oro. La sorella invidiosa vuole ripercorrere la stessa strada, ma lascia
bruciare la pagnotta, lascia marcire le mele e non aiuta Frau Holle. Al suo
ritorno, passando sotto il portone, verrà ricoperta di pece.
Fratellino e sorellina
Fratellino e Sorellina, oppressi dalla matrigna, fuggono nel bosco, accompagnati
dalle maledizioni della donna: “Se berrete l’acqua del torrente o mangerete
frutti del bosco, diventerete bestie”. La bimba resiste, il fratello no e
diventa un capriolo. Durante una battuta di caccia il re ferisce il capriolo e,
seguendone le tracce, giunge in una capanna dove Sorellina gli racconta la loro
triste storia. Il re la sposa e le permette di portare il capriolo a palazzo.
Nasce una bimba e la cattiva matrigna lo viene a sapere. Uccide Sorellina e la
sostituisce con una sua figlia guercia e zoppa. La bambinaia riferisce al re
che di notte la vera madre torna per allattare la figlia. Il re una notte la
sorprende, la ferma prima che scompaia e la libera dall'incantesimo. La matrigna
viene ridotta in cenere, la figlia zoppa, abbandonata nel bosco, viene uccisa
dalle fiere e il capriolo riacquista la figura umana.
Il fuso, la spola e l’ago.
Una vecchia donna che si guadagnava la vita filando adottò una fanciulla e le
insegnò il mestiere. Alla sua morte lasciò la sua casetta alla ragazza e con
essa un fuso, una spola e un ago. In quei giorni il figlio del re girava per il
paese in cerca di moglie. La voleva non povera né ricca. Ne voleva una che fosse
al tempo stesso la più povera e la più ricca. Capitò vicino alla casa della
ragazza intenta al suo lavoro e la guardò a lungo attraverso la finestra. Poi si
allontanò. La ragazza, che lo aveva visto, si mise a canterellare: “Fuso gira in
fretta e porta uno sposo alla casetta”. Il fuso le schizzò via dalle mani e si
mise a rincorrere il re. Rimasta senza fuso la ragazza prese la spola e cantò:
“Tessi spola una stoffa fina e porta lo sposo alla casina. Subito la spola
tessé un bel tappeto. Senza spola la ragazza usò l’ago cantando “Ago sottile, fa
per lo sposo una casa gentile”. E subito l’ago cominciò a rimettere a nuovo
tutta la casa. Quando il principe, seguendo il fuso, arrivò davanti alla casa,
trovò un bel tappeto sull’entrata e una casa arredata. Capì allora di aver
trovato la ragazza più povera e più ricca al tempo stesso e la sposò.
Il gatto con gli stivali
- per la trama vedi Perrault.
Gian Babbeo
(vedi L’oca d’oro)
Giovannino
fortunato Giovannino, terminato il
tirocinio di apprendista, per i suoi meriti ebbe in dono dal padrone un pezzo
d’oro grande come la sua testa. Caricatolo sulle spalle, si avviò verso casa. Il
masso d’oro pesava. Incontrò un cavaliere a cavallo e pensò: “Però che bello
essere trasportati invece di trasportar pesi”. E cambiò l’oro con il cavallo. Ma
il cavallo percorso qualche chilometro, lo disarcionò, per cui lo diede ad un
contadino in cambio di una mucca. Continuando il viaggio gli venne sete. Tentò
di mungere la mucca ma questa non aveva latte, per cui la cambiò con un
maialino. Poi, strada facendo, cambiò il maialino con un’oca e, infine, l’oca
con una grossa e pesante mola d’arrotino. Anche questa pesava e, posatala a
terra vicino ad un ruscello per dissetarsi, la mola scivolò in acqua e
scomparve. Tutto contento, Giovannino, libero da ogni peso, tornò a casa.
La guardiana di oche
Una principessa che doveva sposare un principe in un paese lontano si mise in
viaggio assieme ad una sua fantesca, subdola e traditrice. Costei riuscì a
prendere il suo posto e a relegarla nelle cantine in compagnia delle oche.
Quando il vecchio re scoprì che il figlio aveva sposato un’usurpatrice liberò
la vera principessa.
Il lupo e i sette capretti Mamma Capra, dovendo
assentarsi, raccomandò ai suoi sette figli di non aprire a nessuno, specie al
lupo. Per due volte i capretti resistettero alle lusinghe del nemico, ma la
terza, credendo che a bussare fosse la madre, aprirono la porta. Sei capretti
vennero mangiati. Il settimo si salvò. Quando Mamma Capra ritornò il capretto
scampato le raccontò ogni cosa. Mamma Capra andò in cerca del lupo e, trovatolo
addormentato e appesantito dal lauto pranzo, gli aprì la pancia e i figlioli
uscirono vivi e vegeti.
Nutrire
gli affamati. Vestire gli ignudi. Beni dal cielo.
La serie filatelica comprende disegni di bontà e di carità verso gli altri senza
riferirsi a favole precise.
Hansel e Gretel
In una povera famiglia vivono padre, madre e due figli, Hansel e Gretel. Non
potendo s
famare i figli, il padre li porta a perdere in
un bosco. Lasciati soli, fratello e sorella si aggirano sperduti finché si
imbattono in una casa fatta di marzapane e abitata da una perfida strega.
Costei, fingendosi una amabile vecchietta, li invita ad entrare, li lascia
mangiare e poi chiude Hansel in una gabbia per metterlo ad ingrassare e per
cuocerlo poi nel forno. Gretel è, invece, costretta a fare i lavori più umili.
Ma la bimba, con uno stratagemma, riesce a imprigionare la vecchia nel forno e
ad arrostirla viva. Poi i due fratelli, impossessatisi del tesoro della strega,
ritornano a casa.
Joringe e Joringel
In un castello in fondo ad un bosco viveva una
strega. Questa aveva circondato il cancello con un incantesimo. Chi cercava di
arrivare al castello diventava di sasso se uomo; se donna veniva tramutata in un
uccello e messa in gabbia. Nel paese più vicino vivevano due giovani innamorati,
Joringe e Joringel, i quali pur sapendo dell’incantesimo, passeggiando per il
bosco rimasero intrappolati. Joringe venne trasformata in uccello; Joringhel,
invece, riuscì a liberarsi. Passò del tempo durante il quale il giovane tentò
invano di liberare la sua amata. Una notte ebbe in sogno la visione di un fiore
purpureo dentro il quale c’era una perla che gli avrebbe permesso di vincere gli
incantesimi della strega. Svegliatosi, il giovane cominciò a cercarla finché la
trovò. Penetrato nel castello, liberò la sua amata e tutte le altre fanciulle
chiuse in una infinità di gabbie.
La lepre e la volpe
Una lepre si finge morta al passaggio di un contadino che porta una cesta di
pane. L’uomo, vedendo la lepre distesa a terra, vuole raccoglierla. Posa la
cesta del pane, al che, la volpe, complice della lepre, gliela ruba e scappa
via.
I
musicanti di Brema. Un asino, un
cane, un gatto e un gallo, stanchi di essere maltrattati, decisero di andare a
Brema per entrare nella banda musicale cittadina. Strada facendo, chiesero
ospitalità in una casa e contribuirono a mettere in fuga una banda di briganti.
In seguito, alla morte dei padroni, rimasero padroni della casa. A Brema fu
loro dedicato un monumento che vede i quattro animali l’uno in groppa
all’altro.
La nonna e il drago
Tre soldati, mal pagati disertarono e per salvarsi si rifugiarono in un campo di
grano. Vi rimasero nascosti per tre giorni poi, non potendo resistere ai morsi
della fame, accettarono l’aiuto di un drago il quale li portò in salvo e diede
loro una frusta che, fatta schioccare, produceva monete d’oro. Da loro volle che
per sette anni rimanessero ai suoi ordini. I soldati accettarono. Allo
scadere del settimo anno, per liberarsi dall’impegno, avrebbero dovuto risolvere
un indovinello. Se non l’avessero risolto li avrebbe trascinati all’inferno.
Passati sette anni i soldati erano impauriti perché non sapevano come risolvere
l’indovinello che il drago (in realtà si trattava di un diavolo) avrebbe posto.
Raccontarono tutto ad una vecchia incontrata per caso. Questa consigliò ad uno
di essi di recarsi in una casa del bosco, di nascondersi e di ascoltare ciò che
lei e il drago (che era suo nipote) avrebbero detto. La vecchia, quando il
drago giunse, cominciò a parlare e si fece dare la soluzione dell’indovinello.
Quando i tre soldati incontrarono il drago e questi pose l’indovinello, il
soldato che aveva ascoltato, diede la soluzione. Il diavolo volò via urlando e i
tre soldati si tennero il frustino che non fece mai mancar loro le monete d’oro
per tutta la vita.
L’oca d’oro
Un padre aveva tre figli. Il minore veniva continuamente deriso dai fratelli e
chiamato Babbeo. Un giorno il padre mandò il primogenito nel bosco a tagliar
alberi. Strada facendo il giovane incontrò un vecchio che gli chiese da
mangiare. Quello rifiutò. Mentre tagliava un albero gli scappò di mano la scure
e si ferì ad un braccio. Il giorno seguente la scena si ripeté col secondo
fratello che si ferì con l’ascia ad una gamba. Quando fu il turno di Babbeo, più
buono dei fratelli, divise subito il suo pranzo col vecchio che lo ricompensò
dicendogli: “Va’, taglia quell’abete e avrai una sorpresa”. Il giovane tagliò
l’albero e tra le radici trovò un’oca dalle piume d’oro. Decise di andarsene in
giro per il mondo. Quando si fermò ad una osteria per mangiare, le figlie
dell’oste, vendendo l’oca, decisero di rubargliela. Ma non appena la prima la
toccò rimase appiccicata alle piume, la seconda accorsa per liberarla si trovò
appiccicata alla sorella e cosi la terza e tutti coloro che giunsero in loro
aiuto. L’indomani mattina Babbeo si mise l’oca sotto il braccio e, senza
accorgersene, trascinò dietro di sé tutto il corteo di persone che erano
rimaste attaccate l’una all’altra. Giunsero in una città dove la figlia del re
era caduta in depressione. Non rideva più e il padre l’avrebbe data in sposa a
chi fosse riuscito a farla ridere. La principessa, vedendo il gruppo di persone
attaccate all’oca, si mise a ridere. Il re però non voleva dare in sposa la
figlia a Babbeo e gli impose di superare tre prove: trovare un uomo che avrebbe
bevuto d’un sol fiato una botte di vino; un uomo capace di divorare una montagna
di pane e una nave che navigasse con le vele in mare e in terra. Babbeo ritornò
nel bosco e con l’aiuto del vecchio riuscì, a superare le tre prove e a sposare
la principessa.
La pappa zuccherata
Una fanciulla molto povera ricevette in dono da una buona vecchia un pentolino
magico. Bastava dirgli: “Fa’ la pappa, pentolino!” e quello eseguiva e non si
fermava finché qualcuno non gli dicesse “Fermati, pentolino!” Un giorno in cui
la ragazza non era in casa, la madre ordinò al pentolino di fornire la pappa, ma
poi, non ricordando le parole per fermarlo, quello continuò. La pappa zuccherata
invase la casa, la via e tutte le abitazioni vicine. Solo al ritorno della
ragazza, che diede al pentolino l’ordine di fermarsi, quello cessò il suo
lavoro. Ma la pappa prodotta era tanta che chi volle rientrare in casa dovette
farsi strada mangiando a crepapelle.
Il pescatore e sua moglie
Un pescatore un giorno trova nella rete un pesce (nientemeno che un
principe
stregato e trasformato) capace di esaudire tutti i desideri. Il pescatore lo
lascia libero, ma quando lo racconta alla moglie, questa assai avida chiede al
marito di tornare al mare e di chiedere al pesce una casa nuova, poi non
contenta, continua a chiedere cose sempre più preziose. Arriva a chiedere di
diventare regina, imperatrice, papa e, addirittura Dio. A questo punto il pesce
annulla tutti i doni e pescatore e moglie ritornano poveri come prima. La fiaba
si trova anche nell’opera di Puskin.
La
piccola tavola rotonda Un padre
aveva tre figli; era povero e come unico sostentamento aveva una capra che
forniva il latte. A turno i fratelli dovevano portarla al pascolo e sceglievano
sempre prati con erba fresca e tenera. Solo che al ritorno a casa il padre
interrogava la capra chiedendole se aveva ben mangiato. Ma quella, bugiarda,
rispondeva di no. Il padre, adirato, cacciava di casa il figlio, colpevole di
non aver ubbidito al suo desiderio. La cosa si ripeté per tre volte e il padre,
rimasto senza figli, dovette accompagnare la capra in un pascolo di erba
saporita. Al ritorno le chiese se avesse ben mangiato e quella rispose di no.
Accortosi allora di aver punito ingiustamente i figli, tagliò la barbetta alla
capra e le rasò la testa. Dei tre figli il primo andò a lavorare da un
falegname il quale per il suo ottimo lavoro gli regalò una tavola cui bastava
dire: “Tavola apparecchiati” per avere ogni ben di Dio. Il secondo andò in un
mulino e il mugnaio, al termine del lavoro, gli regalò un asino cui bastava dire
“Burri, burri!” perché quello facesse uscire dalla bocca e dal sedere delle
monete d’oro. I due fratelli, a distanza di tempo, decisero di ritornare dal
padre e strada facendo si fermarono in una osteria dove l’oste, venuto prima a
conoscenza della tavola magica e poi dell’’asino, li rubò, scambiandoli con una
tavola comune e con un asino simile a quello fatato. Tornati a casa, tentando di
fronte al padre di operare la magia legata al dono, i due fratelli non vi
riuscirono. Delusi, informarono il terzo fratello il quale stava anche lui
ritornando a casa con un dono del suo padrone. Il falegname presso cui aveva
lavorato gli aveva regalato un sacco contenente un nodoso bastone. Bastava
dire “Randello fuori dal sacco!” perché il randello uscisse e bastonasse
chiunque. Il giovane si fermò all’osteria, mangiò e poi ordinò al randello di
bastonare l’oste e di non smettere finché non avesse restituito la
tavola
e l’asino. Con questi ritornò a casa per abbracciare il padre e i fratelli.
Rapunzel
o Raperonzolo o Petrosinella Una
madre incinta avverte una voglia di prezzemolo e lo ruba all’orca sua vicina.
Questa per ripicca le rapisce la bambina appena nata e la rinchiude in una
torre. La bimba cresce e le si allungano i capelli tanto da farne una lunga
treccia. Con questa fa salire sulla torre un principe e con lui fugge. Ma prima
si impadronisce di tre ghiande fatate. Inseguita dall’orca, getta una ghianda
che si trasforma in un mastino feroce, ma l’orca riesce ad ammansirlo con una
pagnotta soporifera. Dalla seconda ghianda esce un leone inferocito che inizia
ad inseguire l’orca, ma questa riesce a depistarlo indossando una pelle d’asino.
La terza ghianda genera un lupo che mangia l’orca. La ragazza è così libera di
sposarsi il principe.
Re Bazza di Tordo o Re Drosselbart
Un re aveva una figlia bellissima ma superba e altezzosa.
Snobbava tutti i pretendenti e si faceva
beffe di loro. A un principe che aveva il mento un po’ ricurvo gli affibbiò il
titolo di Drosselbart (Bazza di tordo). Il padre, infuriato, giurò di sposarla
al primo accattone che avesse bussato alla porta. Il giorno dopo arrivò un
suonatore e il re gliela diede in sposa. Poi, dicendo che la moglie di un
mendicante non poteva vivere a corte la cacciò. Il suonatore la condusse nella
sua casupola, ma prima di giungervi le fece vedere tutte le terre e i palazzi
che appartenevano al re Drosselbart. Da quel giorno la principessa dovette
sottomettersi a fare tutti i più umili mestieri. Arrivò persino a vendere
pentole e stoviglie di terra al mercato. Il marito la rimproverava sovente, in
particolar modo si adirò con lei quando un cavaliere le ruppe tutte le brocche.
Il suonatore le disse che le aveva trovato lavoro in qualità di sguattera nel
palazzo del re. Le avrebbero dato solo da bere e da mangiare. Tutti i lavori più
pesanti ricadevano sulle sue spalle. Era presente quando stavano per celebrarsi
le nozze del principe e, quando lo vide, si accorse che era il pretendente cui
aveva dato il nome di Bazza di Tordo. Allora per la vergogna volle fuggire, ma
il principe la raggiunse e le disse che era lui il suonatore travestito che
l’aveva sposata ed era pure il cavaliere che aveva frantumato tutte le stoviglie
al mercato. Aveva voluto, con i mestieri umili cui l’aveva costretta, che
capisse che con la superbia e l’altezzosità non si ottiene nulla. Ma poiché ora
aveva imparato, la tenne presso di sé per sempre.
Il re (o principe) dei ranocchi
Giocando a palla una principessa la perde in una fontana. Un ranocchio gliela
restituisce. In cambio chiede solo di mangiare nel suo piatto e di bere nel suo
bicchiere. Lei accetta. Quando di sera si mette a tavola, il ranocchio si
presenta e la principessa è costretta a mantenere la sua parola. Ma quando il
ranocchio pretende di dormire nel suo letto, la fanciulla lo caccia via. Allora
il ranocchio si trasforma in un bel principe e le dice che sarà liberato
dall’incantesimo solo dopo aver trascorso una notte con lei. La principessa
accetta. Il giorno dopo il principe la porta nel suo regno e durante il viaggio
sentono strani rumori di ferraglia che vengono dal petto del cocchiere. Questi,
rimasto addolorato quando l’incantesimo aveva trasformato il suo padrone in
ranocchio, si era fatto cingere il cuore con tre cerchi di ferro, perché non
scoppiasse. Ora per la gioia i cerchi si erano rotti ed erano caduti a terra.
Rubezahl
Storia di un folletto sfortunato che si innamora di una principessa e la porta
sulla montagna dove abita. Il folletto dona alla fanciulla delle rape,
invitandola a giocarci, ma la principessa gli chiede prima di contare l’esatto
numero (Zahl) delle rape (Rüben) che si trovano nel campo e, mentre il folletto
le conta, lei fugge. Da quel giorno il folletto venne chiamato '‘Il numero di
rape'’
Rumpelstinken o Tremotino.
Un mugnaio aveva una bella figlia che sapeva tessere così bene la canapa che il
padre era solito dire: “La canapa filata da mia figlia diventa oro”. La voce
giunse alle orecchie del re il quale volle mettere alla prova la ragazza. Le
diede un poco di canapa e le ordinò di filarla e di farla diventare oro. La
fanciulla, rimasta sola, si mise a piangere. Arrivò un nano il quale le disse
che in cambio della sua collana avrebbe pensato lui a tramutare la canapa in
oro. La cosa si ripeté per altre due volte. La terza volta la fanciulla non
aveva più nulla da dargli e allora il nano le disse che lui avrebbe tramutato la
canapa in oro e per di più avrebbe fatto in modo che sposasse il re e diventasse
regina. In cambio volle solo il primo figlio nato. La ragazza accettò. Passò un
anno e nacque un bel bambino. Quando il nano si presentò la regina pianse e lo
supplicò di lasciarle il figlio. “Lo farò – le disse il nano - se tu indovini
come mi chiamo. Hai tre giorni di tempo”. La regina mandò soldati in tutto il
regno. Nessuno ritornò con la soluzione. Solo il terzo giorno si presentò un
messaggero che le disse di aver ascoltato di nascosto un nano cantare. Diceva.
“Oggi impasto, domani cuocio e dopodomani la regina mi darà il figlio. Per
fortuna che in tutto il regno nessuno sa che il mio nome è Tremotino”. La regina
riuscì così a tenersi il figlio e il nano per la stizza pestò così forte i piedi
a terra che si scavò un buco in cui scomparve.
I sei compagni di fortuna.
Un soldato dopo anni di onorato servizio fu congedato dal suo re con una magra
paga. Incollerito
decise di togliergli tutte le sue ricchezze. Cominciò a girare per il
mondo e si imbatté in un uomo che sapeva sradicare gli alberi con le sole mani e
portarseli a casa; in un cacciatore capace di colpire l’occhio di una mosca a un
chilometro di distanza; un uomo che soffiava con una narice così forte da far
girare tutti i mulini a vento della regione; un individuo che correva più veloce
del vento; un tizio che si copriva un orecchio col berretto perché se lo
avesse lasciato scoperto si sarebbe sentito un freddo terribile. Giunsero in una
città dove il re aveva bandito un concorso: chi avesse battuto sua figlia nella
corsa sarebbe diventato suo genero. Se avesse perso sarebbe stato decapitato. Il
soldato chiese se poteva far correre al suo posto uno dei suoi amici. Il re
rispose di sì, ma se avesse perso sarebbero stati decapitati entrambi. La gara
consisteva nell’andare ad una lontanissima fontana, riempire una brocca d’acqua
e ritornare. Il soldato scelse colui che correva più veloce del vento, e questo
con l’aiuto dei compagni riuscì a vincere. Ma il re non voleva dare sua figlia
in sposa al vincitore. Invitò i sei compagni ad un banchetto in una stanza che
aveva il pavimento e le pareti di ferro e, mentre mangiavano cercò di ucciderli
facendo arroventare la stanza. Ma l’uomo che sapeva produrre il gelo, rese vano
il tentativo. Allora propose al soldato un patto: gli avrebbe dato tanto oro
quanto uno dei suoi servi avrebbe potuto portare. Va da se che il servo forzuto
riuscì a portar via tutto il tesoro reale. Il re infuriato, quando i sei
compagni furono lontani, mandò il suo esercito per riprenderselo. Non vi riuscì
perché le singole abilità degli amici del soldato, riuscirono a sventare ogni
tentativo. I sei si divisero l’oro e se ne andarono ciascuno per la propria
strada.
La serpe bianca o Doktor Sa Tutto
C’era un re che ogni giorno, a fine pranzo, si faceva portare in tavola un
piatto coperto. Nessuno, nemmeno il servo, sapeva che cosa contenesse. Un giorno
il servo, riportando via il piatto, alzò il coperchio e sotto c’erano i resti di
una serpe bianca. Ne assaggiò un pezzo e scoprì di aver ricevuto in dono la
capacità di capire il linguaggio degli animali. Nel palazzo quella notte fu
rubato un anello alla regina e il servo fu incolpato. Ma col suo recente dono
riuscì a sapere che un’anitra aveva per caso ingoiato l’anello. La trovò,
ricuperò l’oggetto e lo restituì al re. Ne ebbe in dono un cavallo col quale
decise di girare il mondo. Strada facendo, passando vicino ad uno stagno, udì
tre pesci lamentarsi perché erano rimasti impigliati in una rete. Li liberò. In
seguito udì le formiche lamentarsi perché i cavalli calpestavano le loro tane,
allora egli girò al largo; infine vide due corvi gettar fuori dal nido i piccoli
dicendo “Non abbiamo cibo, arrangiatevi!” L’uomo allora uccise il cavallo e lo
lasciò in pasto ai piccoli corvi. Camminò a piedi e giunse in una città in cui
abitava un re con una figlia da marito. Per sposarla occorreva superare tre
prove: Trovare un anello gettato in mare; in una sola notte rimettere in tre
sacchi il miglio sparso nell’erba e trovare la mela dell’albero della vita. Il
giovane con l’aiuto dei pesci, delle formiche e dei corvi superò la prova e
divenne re.
I sette corvi
Un uomo aveva sette figli maschi e quando nacque una bambina li mandò alla fonte
con una brocca ad attingere acqua per battezzarla. I sette fratelli si
bisticciarono e la brocca si ruppe. Il padre li maledì e i sette furono
tramutati in corvi. Cresciuta, la bimba venne a conoscenza del fatto e, munita
di una pagnotta, di una seggiolina, di una brocchetta d’acqua e di un anellino,
partì alla loro ricerca. Andò dal Sole e dalla Luna in cerca di aiuto, ma solo
la Stella del Mattino le disse dove si trovavano i fratelli e le diede un
ossicino per aprire il portone della loro prigione. Ma la bimba lo perse e per
aprire la serratura si tagliò il mignolo. Ritrovò i suoi fratelli e assieme
ritornarono a casa.
I tre fratelli
Un vecchio, padre di tre figli che amava, possedeva una sola casa e alla sua
morte avrebbe voluto lasciarla ad uno di essi, ma non sapeva a chi. Chiese ai
figli di scegliersi un mestiere e di andare in giro per il mondo al fine di
impararlo alla perfezione. Al loro ritorno avrebbe assegnato la casa a colui che
fosse diventato un vero maestro nel suo mestiere. Uno imparò a fare il barbiere,
il secondo il maniscalco e il terzo lo spadaccino. Quando ritornarono il padre
li mise alla prova. Il barbiere si dimostrò cosi provetto da rasare una lepre
senza che questa se ne accorgesse; il secondo riuscì a ferrare un cavallo mentre
trottava e il terzo mostrò come era riuscito a maneggiare la spada tanto che,
facendola roteare velocemente sulla sua testa riusciva ad impedire alla pioggia
di bagnarlo. Il padre assegnò a questi la casa. I due fratelli non protestarono.
Ognuno di loro impiegò la sua maestria nel mestiere scelto e fecero fortuna.
Quando lo spadaccino morì anche i fratelli morirono e furono sepolti nella
stessa tomba.
L’uomo di ferro
Un re inviò nella foresta uno dei suoi cacciatori per procurargli della
selvaggina, ma l’uomo non fece più ritorno. La cosa si ripeté con altri due
cacciatori per cui il re, ritenendo la foresta pericolosa, decise di impedire
l’accesso a chiunque. Ma un cacciatore, dicendo che lui non temeva nulla, chiese
il permesso di andare a vedere che cos’era successo. Ottenuto il permesso partì
e ritornò con un uomo selvaggio la cui pelle era del colore del ferro. Questi
venne chiuso nelle segrete del castello. Un giorno il figlio del re, giocando a
palla, la mandò nella cella dell’uomo selvaggio il quale promise di
riconsegnargliela se l’avesse liberato. Il principino accettò solo che, uscito
di cella, l’uomo di ferro lo rapì. Giunto nella foresta mise il principino a
custodia di una sorgente magica con l’ordine di badare affinché nulla vi cadesse
dentro. Ma prima il principino vi intinse il dito, poi vi lasciò cadere un
capello e infine, senza farlo apposta, vi immerse la chioma che diventò dorata.
Dopo la terza disubbidienza l’uomo di ferro lo cacciò, ma in considerazione del
fatto che lo aveva liberato dalla prigione gli disse che lo avrebbe sempre
aiutato. Il giovane principe peregrinò a lungo e finì per fare prima lo
sguattero e poi il cameriere nel palazzo di un re che era in guerra col suo
vicino. Nel palazzo il giovane si innamorò della principessa e per conquistarla
partì anche lui per la guerra, nascosto da una armatura fornitagli dall’uomo di
ferro. Nessuno sapeva chi fosse il guerriero che interveniva in tutte le
battaglie e riusciva sempre a sconfiggere il nemico. Ritornata la pace, il re
indisse un torneo il cui vincitore avrebbe sposato sua figlia. Va da sé che il
guerriero mascherato vinse e sposò la principessa. Il giorno delle nozze apparve
l’uomo di ferro che gli consegnò tutti i suoi tesori e poi sparì.
Il vecchio Sultano.
Sultano era stato un cane fedele ma era diventato vecchio e sdentato da non far
più paura a nessuno. “Quel cane non mi serve più – disse il contadino. – Domani
lo ammazzo”. Il cane andò a chiedere aiuto al lupo e questi gli disse: “Domani,
mentre i tuoi padroni lavorano nei campi, io ruberò il loro bambino. Tu
inseguimi e nel bosco io lo lascerò cadere e tu lo prenderai e lo porterai ai
suoi genitori. Vedrai che non avranno più alcuna intenzione di ucciderti.” E
così avvenne. Solo che qualche tempo dopo il lupo chiese al cane di chiudere un
occhio mentre lui rubava qualche capretto dal gregge. Ma Sultano era un cane
fedele e lo disse al padrone. Il lupo si infuriò e lo sfidò a duello nel bosco.
Quando Sultano col suo padrino, un gatto, si presentarono, il lupo e il suo
padrino, un cinghiale, si confusero perché scambiarono la coda del gatto per una
lunga spada e fuggirono. In seguito Sultano e il lupo fecero la pace.
La volpe e le oche
Una volpe capitò in mezzo a un gruppo di oche e disse: “Oh, guarda! Vi divorerò
tutte quante.” Quelle invano implorarono grazia. Allora una di esse disse: “Sta
bene, ma almeno lasciaci pregare per non morire in peccato”. La volpe accettò.
La prima incominciò a pregare: “Qua,qua,qua e qua qua qua…” Le altre
continuarono ognuna a suo turno la preghiera che non sembrava avere mai fine:
“Qua, qua, qua, qua….” Come andò a finire? Ve lo diremo alla fine della
interminabile preghiera .
FILATELIA guarda
l'album
AIMAN 1971
(1033/9),
ANGUILLA 1985 (618/21+BF 66),
ANTIGUA & BARBUDA 1980
(592/600+BF 24), 1985
(892/6+BF 105),
1997 (2195/7+BF 368),
AUSTRIA 1981 (1503),
AZERBAIJAN 1997 (3 valori + BF),
BERLINO 1964
(214/7),
1965 (242/5),
1966 (262/5),
1967 (285/8),
BULGARIA 1964 (1244),
2000 (3868),
BARBUDA 1999 (1881/3+BF 299),
BHUTAN 1985 (705/10+BF 120),
BURUNDI 1977 (733/6),
CAICOS 1985 (70/3+BF 13),
CECOSLOVACCHIA 1983 (2544),
1991 (2894),
CENTROAFRICA (Repubblica) 1979
(3979), CONGO 1985 (757), 2001 (foglietto con 9 valori) ,
D.D.R. 1966
(936/41),
1967 (1029/5),
1969 (1148/55),
1970 (1238/43),
1971 (1407/12),
1975 (1869/74),
1977 (6 valori),
1978 (2044/9),
1985 (2610/5),
DOMINICA 1985 (881/5+BF105),
1998 (2048/50+BF 332),
GAMBIA 1998 (2341/3+BF 343),
GERMANIA 1959 (195/8),
1960 (213/6),
1961 (241/4),
1962 (257/60),
1963 (280/3),
1964 (315/8),
1965 (352/5),
1966 (380/3),
1967 (403/8),
1982 (953),
1985 (1068),
1897 (2 valori),
GRAN BRETAGNA 2005 (1208),
GRENADA 1980 (950/8+BF 89),
1985 (1281/5+BF 141),
1987 (1455/63+BF 198),
1997 (3013/5+BF
448),
GRENADA GRENADINES 1985
(626/9+BF102), GUYANA 1996
(626/9+BF102),
1998 (4199/206+BF 259),
1998 (3 valori +BF)
1999 (4759/63+BF 325),
HAITI 1998 (6 valori),
LESOTHO 1985 (660/72+BF 33),
LIBERIA 1998 (1516/8+BF160),
(1764) , MALDIVE 1985
(1040/9),
MANAMA 1972 (817-820-823 Cat.
Michel), MONACO 1985
(1502),
MONGOLIA 1987 (1563/7+BF123),
PARAGUAY 1978 (1668/74+P.A. 809),
1980 (1749/54+P.A. 835/6),
PENRYN 1985 (314/6), POLONIA 1968
(1678,1681/2, 1685),
REDONDA 1985 (4 valori + BF),
1987 (9
valori + 2 BF), ROMANIA 1985
(3638/42),
SAINT VINCENT & GRANADINES 1998
(3valori + BF), SAN MARINO 2004
(1954),
SANT’ELENA 2000 (761),
SIERRA LEONE 1985 (687/90+BF
38,)
SAINT VINCENT 1992 (1559),
SVIZZERA 1985 (1233/6),
TANZANIA 1997 (3 valori),
UNGHERIA 1985 (2970)
Grin Alexander Stepanovich
(Russia)
Nato
in un sobborgo di Vyatka nel 1880. Morto a Stary Krym nel 1932.
Scrittore per ragazzi,
ambientò
i
suoi romanzi di avventure di terra. di mare e d’amore in paesi immaginari.
Figlio di un emigrato
polacco, dopo gli studi in una scuola di Vyatka, si recò a Odessa dove iniziò
una vita vagabonda. Marinaio, cercatore d’oro, operaio edile, spesso si trovò
senza lavoro e dovette ricorrere all’accattonaggio, aiutato sovente dal padre.
Entrato nell’esercito
russo, diventò membro del partito socialista rivoluzionario e dovette
trascorrere un periodo in carcere per propaganda rivoluzionaria.
Il primo suo racconto fu
pubblicato su un giornale nel 1906.
Nuovamente arrestato, fu
condannato a quattro anni da trascorrere in una zona remota di Tobolsk. Tuttavia
fuggì e ritornò a vivere clandestinamente a Pietroburgo. Nuovamente arrestato
nel 1910, fu inviato ad Arcangelo. Dal 1910 al 1912 visse con la moglie Vera
Pavlovna Abramova, nel piccolo villaggio di Kegestrov.
Tornato a San Pietroburgo
nel 1912, divorziò dalla moglie. Continuò a scrivere racconti e solo nel 1920
iniziò a pubblicare romanzi che godettero subito di grande notorietà. Nel 1921
sposò Nina Nikolaevna Grin con la quale si trasferì a vivere a Feodosia, per
godere della vicinanza del mare.
Negli ultimi anni di
vita la sua fama cominciò a declinare anche perché i temi trattati erano in
netto contrasto con la letteratura mainstream sovietica. Gli editori rifiutarono
i suoi manoscritti e Grin e la moglie si trovarono in gravi difficoltà
economiche. L’alcolismo e la tubercolosi di cui Grin era affetto determinarono
la sua morte.
I suoi romanzi non
avevano alcun rapporto con la realtà della Russia zarista né tantomeno con
quella sovietica russa. I temi trattati sono puramente fantastici e sono
popolati di capitani di mare, marinai, scienziati, viaggiatori, criminali,
stravaganti, aristocratici, ragazzi e ragazze, furfanti alla Arsenio Lupin, eroi
intraprendenti. sempre fedeli ai loro sogni. Altri romanzi contengono elementi
di magia e di fiaba.
Tra le opere migliori:
Mare scarlatto (1923), Il mondo splendente (1923),La catena
d’oro (1925), L’onda (1928), Jesse e Morgana (1929), La
strada verso il nulla (1930).
FILATELIA
URSS 1970
(3592)
GROTH Johann
Klaus
(Germania)
Nato a Heide-Holstein, nel
1819. Morto nel 1899.
Autodidatta, si dedica alla
professione di insegnante. Per comporre le sue opere anziché utilizzare il
tedesco, rielabora il ‘Plattdeutsch”, un dialetto basso tedesco che riesce a
portare a dignità letteraria e a renderlo accettabile come lingua ai lettori.
Compone canzoni, ballate e
scrive racconti nel periodo dal 1852 al 1871 che riunisce nell’opera
Quickborn, Nelle sue composizioni fornisce una immagine cattivante della
sua regione natale.
Nel 1853, assieme a Karl
Mullenhoff, comincia a porre le basi della grammatica Plattdeutsch.
Scrive una raccolta di Antiche e nuove poesie per bambini e anche una
autobiografia apparsa nel 1891.
FILATELIA
GERMANIA Anno 1984
(1045)
GRZNÁROVÁ MARIANNA
(Slovacchia)

Scrittrice di libri per ragazzi è nota per il
suo libro Matko and Kubko , composto da diversi racconti
divertenti su avventure di pastori che vivono in un casolare di montagna.
Il
fascino della storia sta nella divertente parodia con cui l’Autrice affronta
il tema e sull’uso di un linguaggio caratteristico delle fiabe. La lettura è
resa più cattivante dalle caratteristiche illustrazioni di Ladislav Čapek, un
illustratore amato dai bambini.
I
racconti sono stati adattati per la TV e per la Radio. L’associazione editori
slovacchi le assegnò il premio “Il libro d’oro” per la diffusione anche
all’estero.
FILATELIA
guarda
l'album
SLOVACCHIA
Anno 2003.
Gumilyov Nikolay
(Russia)
Nato
il 15 aprile 1886 a Kronstadt. Morto nell’agosto del 1921 forse a Pietrogrado.
Figlio di un
medico, frequentò il liceo di Zarskoe Selo dove ebbe come maestro Innokenty
Annensky, poeta simbolista, che lo spinse verso la poesia.
Nel 1902 apparve
la prima poesia “Dalla città son passato al bosco” e nel 1905 pubblicò La via
dei conquistatori, una silloge di poesie di carattere esotico (con giraffe e
coccodrilli del Lago Ciad).
Nel 1907 viaggiò
attraverso l’Europa, soffermandosi in Francia e in Italia. Nel 1908 apparve una
nuova raccolta di poesie Fiori romantici.
Ritornato in
Russia collaborò al periodico artistico “Apollon”. Come Flaubert e Rimbaud,
Gumilyov fu affascinato dall’Africa dove ogni anno si recava. Cacciò leoni in
Etiopia e per il Museo di Antropologia ed Etnografia di San Pietroburgo raccolse
molto materiale. Per quanto concerne la produzione poetica, raccolse le migliori
poesie in Tenda (1921).
From 1907 and on, Nikolai Gumilyov traveled
extensively in Europe, notably in
Italy
and
France
. Nel 1910 incontrò il poeta simbolista Vyacheslav Ivanov, Entrambi
insoddisfatti del simbolismo russo, diedero vita alla Corporazione dei poeti,
modellato sulle corporazioni medievali. Sostenevano che la poesia abbisogna di
artigiani della penna cosi come l’architettura abbisogna di artigiani
architetti. Scrivere una poesia è come costruire un artistico castello. Per
illustrare tali ideali Gumilyov pubblicò due raccolte poetiche Le perle
(1910) e Cielo alieno (1912).
Il loro
movimento, denominato acmeismo, attirò l’attenzione di un gran numero di
adolescenti e di poeti già affermati tra cui Georgu Ivanov, e Vladimir Nabokov.
Allo scoppio
della Prima Guerra Mondiale entrò a far parte di un corpo di cavalleria e per il
suo coraggio in battaglia ottenne due Croci di San Giorgio. Le poesie scritte in
quel periodo furono pubblicate col titolo La faretra (1916). Durante la
Rivoluzione russa servì nel corpo di spedizione russa a Parigi. Al suo ritorno a
Pietrogrado pubblicò due raccolte poetiche Tabernacolo e Falò.
Nel 1920 fu tra i
fondatori dell’Unione degli scrittori Russi.
Gumilyov non
tenne mai segreta la sua opinione anticomunista e il suo disaccordo con i mezzi
bolscevichi di “alfabetizzazione”. Il 3 agosto del 1921 fu arrestato dalla Ceka
per aver partecipato ad un complotto monarchico. Il 24 agosto dello stesso mese
a Pietrogrado la Ceka decretò l’esecuzione dei 612 partecipanti alla
Cospirazione Tagantsev. La data esatta dell’esecuzione e il luogo di sepoltura
sono tuttora sconosciuti,
Gumilyov
fu un poeta amato per il suo desiderio di un adolescente amante dei viaggi,
degli spazi aperti, degli animali (giraffe e ippopotami), per il suo sogno di
“capitano di quindici anni". Era anche "un poeta preferito tra geologi,
archeologi e paleontologi." Il suo Il tram, che ha perso il suo modo è
considerato uno dei più grandi poemi del 20° secolo.
FILATELIA
RUSSIA Anno 2008 (Mic. 1498/500)
GUTIERREZ JOAQUIN
(Costarica)
Nato
nel 1918. Morto nel 2000.
Figura importante della letteratura costaricana, conosciuto anche all’estero.
Era
un membro dell’Accademia della Lingua Costaricense, e ha vinto il Premio
Nacional de Cultura, il primo premio letterario del suo paese.
L'Università del Costa Rica gli ha conferito il Dottorato Honoris Causa in
riconoscimento al suo contributo alla cultura nazionale. Inoltre, il
giornale “La Nation” , lo ha nominato la più importante figura letteraria del
secolo nel 1999.
E
'stato candidato alla Vicepresidenza della Nazione in due elezioni. La sua
statua di bronzo è esposta permanentemente nel Teatro Nazionale.
Ha
pubblicato sei romanzi: Manglar,
Puerto Limón,
La Hoja de
Aire,
Cocorí,
Murámonos Federico e Te Acordás, hermano?.
Gutiérrez è stato anche un poeta. I suoi versi sono stati pubblicati nelle
raccolte poetiche Poesia, Jicaral e Te Conozco Mascarita.
Dei
suoi numerosi viaggi ha lasciato resoconti in Dal Mapocho alla Vistola,
L’URSS tale quale, Cronacha dell’Altro Mondo e Vietnam: Cronache di
Guerra.
L'autore è stato anche responsabile di importanti traduzioni di Shakespeare:
Re Lear, Amleto, Macbeth e Giulio Cesare. Ha pure tradotto opere
cinesi di Mao Tse Tung e Lu Dom.
Puerto Limon, La Hoja de Aire e Cocorì
sono le sue opere più popolari, tradotte in dodici lingue e vincitrici di
premi in Cile, Cuba, Nicaragua e Costarica. (da Internet)
Scrisse pure opere per
l’infanzia.
FILATELIA
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COSTARICA
Anno 2003 (728/38)
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